lunedì 12 maggio 2008

qui, micio, qui

"Mi pare del tutto evidente che i gatti, intesi come felini da studiare in laboratorio di naturalisti, non esistono.
I gatti non sono gatti. Sono miniaturizzate figure mitologiche che entrano nelle nostre case, percorrono le strade, qui a Roma alloggiano in mezzo alle rovine, affollano i vicoli della città vecchia. Già questo amore dei luoghi intimi o antichi, cioè dei luoghi sottilmente umani, non può non insospettire; i gatti amano insieme la mollezza e la selvatica grazia dei luoghi affranti dal tempo; praticano i vizi colti della gola e del sonno, ma insieme sono eremitici, forastici, diffidenti, taciturni.
L'uso che l'uomo fa del gatto è del tutto fantastico, e insieme devoto. Chi ha gatti cade in una forma di gattodipendenza che non conosce disintossicazione. L'uomo avverte la qualità mitica del gatto, e a questa oscuramente si rivolge, e ubbidisce alla qualità nobile, araldica di quell'essere dai grandi occhi e senza sorriso."
Giorgio Manganelli.


a cura di: Alessandro Paronuzzi
Centouno gatti d'autore
Franco Muzzio Editore, Padova - 1997
pag. 145

catalogazione: S S5 P9

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