giovedì 20 novembre 2008

amore a lunga conservazione

"Quando ho aperto gli occhi mi sono mangiato i cornetti, tutti meno uno che ho lasciato sulla bicicletta di Mara insieme al mezzo litro di latte a lunga conservazione, come il mio amore. Giravano già i camion della nettezza urbana, i cassoni dei rifiuti schiarivano nell'alba. Anche i miei pensieri si facevano più chiari. Ora che l'hai conosciuta, ordinavo a me stesso salendo le scale di casa mia, non la perderai più, la difenderai contro ogni cattiveria brutta, e lei sarà orgogliosa di te. Anche correndo attorno al campo d'allenamento, e durante le flessioni e il sudore, e piegato sotto la doccia più bassa di me, e sempre in quel giorno lì, pensavo a lei e a come potevano farle del male se non le stavo appiccicato, perché lei era una bambina sperduta e indifesa nel mondo bestia, e ogni momento poteva arrivare uno e farle una cattiveria brutta se io non stavo in guardia, pronto a dargli una testata sul setto, dove fa più male."

Marco Lodoli: Grande Raccordo
Bompiani, Milano - 2000

pag. 126

catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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mercoledì 19 novembre 2008

l'essenziale è colpir le immaginazioni

"Il giorno della sua visita, il caldo era a Parma opprimente; il trovare lassù l'aria un po' mossa le gradì tanto che vi si trattenne qualche ora. Naturalmente, si affrettarono ad aprirle le sale della Torre Farnese, sulla cui piattaforma s'incontrò con un povero liberale carcerato che vi godeva la mezz'ora di passeggiata concessagli ogni tre giorni. Ritornata a Parma, non ancora assuefatta alla discretezza necessaria in una Corte di monarca assoluto, parlò e riparlò di quell'uomo che le aveva raccontato la sua storia. Il partito della marchesa fece tesoro di quei discorsi e li divulgò quanto più poté con la speranza che il principe, conosciutili, se ne adirerebbe: Ernesto IV soleva infatti ripetere che l'essenziale è colpir le immaginazioni. Sempre è una gran parola, diceva, e in Italia anche più terribile che altrove: perciò in vita sua non aveva mai accordato una grazia."

Stendhal (pseudonimo di Henri-Marie Beyle):
La Certosa di Parma

Arnoldo Mondadori editore, Verona - 1930
traduzione di Ferdinando Martini
pag. 163

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martedì 18 novembre 2008

distruggere ciò che non possiamo foggiare

"Tu puoi accendere le stufe con la torba, e le rimesse costruirle in pietra. Va bene, lo ammetto, abbatti foreste, se è necessario, ma perché sterminarle? Le foreste russe scricchiolano sotto l'ascia, periscono miliardi di alberi, sono devastati i rifugi delle bestie e degli uccelli, si insabbiano e seccano i fiumi, scompaiono senza rimedio meravigliosi paesaggi, e tutto questo perché all'uomo indolente manca il buon senso di ricavare dalla terra il combustibile. (A Elèna Andrèevna) Non è vero, signora? Bisogna essere barbari sconsiderati, per ardere nella stufa questa bellezza, per distruggere ciò che noi non possiamo foggiare. L'uomo è dotato d'intelligenza e di forza creativa per moltiplicare ciò che gli è dato, sinora però egli non ha creato, ma distrutto. Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta."

Anton Čechov: Zio Vanja
Giulio Einaudi editore, Torino - 1970

introduzione e traduzione di Angelo Maria Ripellino
pag. 28


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lunedì 17 novembre 2008

tutte le cattive qualità delle donne

"Così fummo di nuovo buoni amici.

Poi, di punto in bianco, egli si mise a parlare male delle donne. Restai a bocca aperta! Ora che lo conosco meglio, so che egli si lancia a un discorrere abbondante in qualsiasi direzione quando si crede sicuro di piacere al suo interlocutore. Io, poco prima, avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti, ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne. La mia stanchezza m'impediva d'interromperlo e mi limitavo a continui segni d'assenso ch'erano già troppo faticosi per me. Altrimenti, certo, avrei protestato. Io sapevo ch'io avevo ogni ragione per dire male delle donne rappresentate per me da Ada, Augusta e dalla mia futura suocera; ma lui non aveva alcuna ragione di prendersela col sesso rappresentato per lui dalla sola Ada che l'amava."


Italo Svevo: La coscienza di Zeno
dall'Oglio editore, Milano - 1938

pag. 169

catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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domenica 16 novembre 2008

a Museum without Walls

"Nowadays an art student can examine color reproductions of most of the world's great paintings, can make acquaintance with a host of second-rank pictures, archaic arts, Indian, Chinese and Pre-Columbian sculpture of the best periods, Romanesque frescoes, Negro and 'folk' art, a fair quantity of Byzantine art. How many statues could be seen in reproduction in 1850? Whereas the modern art-book has been preeminently successful with sculpture (which lends itself better than pictures to reproduction in black-and-white). Hitherto the connoisseur duly visited the Louvre and some subsidiary galleries, and memorized what he saw, as best he could. We, however, have far more great works available to refresh our memories than those which even the greatest of museums could bring together. For a 'Museum without Walls' is coming into being, and (now that the plastic arts have invented their own printing-press) it will carry infinitely farther that revelation of the world of art, limited perforce, which the 'real' museums offer us within their walls."

André Malraux: The Voices of Silence:
Man and his Art

Doubleday & Co., Inc., Garden City, NY - 1953

traduzione dal francese di Stuart Gilbert

catalogazione: una delle librerie di Susan
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le precauzioni non valgono

"La sua avventura con Elena Muti era ormai notissima come, o prima o poi, o più o meno, nella società elegante di Roma e in ogni altra società son note tutte le avventure e tutte le flirtations. Le precauzioni non valgono. Ciascuno ivi è così buon conoscitore della mimica erotica, che gli basta sorprendere un gesto o un'attitudine o uno sguardo per avere un sicuro indizio, mentre gli amanti, o coloro che sono per divenire tali, non sospettano. Inoltre, ci sono in ogni società alcuni curiosi che fan professione di scoprire e che vanno su le vestigia degli amori altrui con non minor perseveranza de' segugi in traccia di selvaggina."

Gabriele D'Annunzio: Il piacere
Arnoldo Mondadori editore, Milano - 1974

pagg. 172-173


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sabato 15 novembre 2008

come bere dall'otre: istruzioni per l'uso

"Si voltò e offrì l'otre a Bill. Bill gli porse una delle nostre bottiglie. Il basco gli fece segno di no con un dito e gli restituì la bottiglia, schiacciando il tappo col palmo della mano. Poi sollevò il suo otre.

«
Arriba! Arriba!» disse. «Lo tiri su.»

Bill alzò l'otre e, con la testa piegata indietro, lasciò che il getto del vino gli zampillasse in bocca. Quando finì di bere e raddrizzò il recipiente, gli colò qualche goccia sul mento.


«No! No!» dissero parecchi baschi. «Non così.»


Uno di loro strappò di mano l'otre al suo proprietario, che s'accingeva a fornire una dimostrazione. Era giovane e teneva l'otre con il braccio teso e lo sollevò in alto, strizzando il sacco di cuoio con la mano in modo da far sprizzare direttamente in bocca il getto del vino. Era così che lo teneva e il vino descriveva una netta e precisa traettoria dall'otre alla bocca, e lui continuava a inghiottire, a un ritmo uniforme e regolare."

Ernest Hemingway: Fiesta
Arnoldo Mondadori editore, Milano - 1995
traduzione di Ettore Capriolo

pagg. 106-107

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venerdì 14 novembre 2008

morire senza darsi per vinti!

"La moglie la vedeva molto raramente. Ella stava sempre in camera sua. Ne usciva solo in rare occasioni, col capo proteso in avanti, e con quella voce bassa da invasata gli domandava come stava. E lui, con la consuetudine più che trentennale che c'era tra loro, le rispondeva: —Be', non mi sembra di star peggio, cara —. Ma aveva paura di lei, sotto quell'usbergo della consuetudine, una paura da morire.

Tutta la vita era stato così fermo, non aveva ceduto mai: anche ora, sarebbe morto senza darsi per vinto, senza sapere quali fossero i suoi veri sentimenti verso di lei. Tutta la vita, aveva detto: «Povera Christiana, ha un carattere così impulsivo!» Con volontà irremovibile, aveva mantenuto questa posizione riguardo a lei, aveva messo la pietà al posto di tutta l'ostilità, la pietà era stata il suo scudo e la sua salvaguardia, la sua arma infallibile. E ancora oggi, quando era cosciente, si dispiaceva per lei, per quella sua natura tanto violenta, tanto impaziente."


David Herbert Lawrence: Donne innamorate
Giulio Einaudi editore, Torino - 1957

traduzione di Lidia Storoni Mazzolani

pagg. 253-254


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giovedì 13 novembre 2008

paura primordiale

"I miti della bisessualità, pur non preparandoci adeguatamente ad accettare questo fatto, ci ricordano che, dietro la domanda che viene fatta ogni volta che nasce un bambino: «È maschio o femmina?» se ne annidano altre più profonde e di solito inespresse: «È vivo o morto? È umano o mostro?» Con esse vogliamo rassicurarci che la vita non cesserà su questa terra, né sarà così profondamente alterata da farci preferire che fosse cessata. Ma come ci sono bambini che nascono morti o con due teste o con un occhio solo, così ce ne sono che nascono fenotipicamente così ambigui che levatrici o sciamani non riescono ad individuarne il sesso. «Mostri!» strillano generalmente gli ingenui, girandosi dall'altra parte inorriditi. E i nomi inventati dai più colti, come «androgeni», «ermafroditi» o «intersessi» servono poco a placare questa paura primordiale, in quanto fanno ancora intendere che si tratti di ibridi «innaturali» dei due sessi «normali», il maschio e la femmina."

Leslie Fiedler: Freaks - Miti e immagini dell'io segreto
Garzanti editore, Milano - 1981

traduzione di Ettore Capriolo
pagg. 194-195

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mercoledì 12 novembre 2008

un essere più perfetto del mio

"Dei pensieri riguardanti le molte e varie cose fuori di me, come il cielo, la terra, la luce, il calore e mille altre, non mi preoccupavo molto di sapere donde mi fossero venuti, perché, non notando in essi nulla che sembrasse renderli superiori a me, potevo ritenere che, se veri, dipendessero da me in quanto la mia natura aveva qualche perfezione; se falsi, mi venissero dal nulla, ossia fossero in me per quel che in me era di manchevole. Ma lo stesso non poteva essere dell'idea di un essere più perfetto del mio, poiché derivarla dal nulla era cosa manifestatamente impossibile; e, d'altra parte, poiché a voler far dipendere il più perfetto dal meno perfetto non v'è minore difficoltà che dal nulla ricavar qualcosa, io non la potevo derivare neppure da me stesso. Essa doveva, dunque, essere stata messa in me da una natura realmente più perfetta di me, e tale, anzi, che avesse in sé tutte le perfezioni di cui io potevo avere qualche idea, cioè, per dirla con una parola sola, che fosse Dio."

René Descartes: Discorso sul metodo
Editori Laterza, Bari - 1990

pagg. 86-87


catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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martedì 11 novembre 2008

un metodo comodo???

"Queste funzioni hanno il compito di trasformare il risultato della query in un formato gestibile da Php. Php infatti non prevede un tipo di dato tabella ed è pertanto necessario esprimere il risultato della query ricorrendo ai tipi di dati conosciuti dal linguaggio.

Un metodo comodo è di vedere ogni riga della tabella come un array associativo i cui indici sono chiamati come l'intestazione della tabella. La funzione che si occupa di questo è pg_fetch_array ($id-query,$riga,PGSQL_ASSOC) che ritorna naturalmente l'array associativo relativo alla riga specificata. Se invece si preferisce l'uso dell'indice numerico dell'array si utilizza pg_fetch_array ($id-query,$riga,PGSQL_NUM); il comando pg_fetch_array ($id-query,$riga,PGSQL_BOTH) consente l'uso di entrambi i metodi di accesso dell'array."

Luca Cattaneo: PHP4
Tecniche Nuove, Milano - 2001

pag. 106


catalogazione: una delle librerie in camera da letto

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lunedì 10 novembre 2008

il lupo

"C'era una volta un vecchietto e una vecchietta, che avevano una gattina-lavapiatti, una cagnetta-latra-a-vuoto, una pecorella e una mucca. Il lupo venne a sapere che il vecchietto aveva molto bestiame; andò a chiedere. Arriva e dice: — Dammi la vecchia! — Al vecchio spiaceva dar via la vecchietta; al suo posto consegnò la gattina-lavapiatti. Al lupo non bastò, se la divorò e andò daccapo dal vecchio. — Dammi la vecchietta! — Al vecchio spiaceva dar via la vecchina; al suo posto consegnò la cagnetta-latra-a-vuoto. Il lupo la mangiò, e di nuovo va a chiedere la vecchia. Il vecchietto non la consegnò: al suo posto diede la pecorella, e poi anche la mucca. Ma la vecchietta la tenne per sé; e insieme vissero felici e contenti, fra mille godimenti."

AA.VV.: Antiche fiabe russe
raccolte da Alekasndr N. Afanasjev
prefazione di Franco Venturi

traduzione di Gigliola Venturi

Giulio Einaudi editore, Torino - 1953

pag. 764


catalogazione: libreria dietro il computer

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domenica 9 novembre 2008

uno scavezzacollo del Texas

"Moody. Da giovane era stato uno scavezzacollo del Texas, uno che compiva marachelle nella zona di Harlingen, Brownsville e McAllen. Poi per un certo periodo, assieme a una piccola ghenga, si era trasferito sulla baia di Mobile, a spargere apprensione in quelle contrade, da Mertz giù giù fino a Magazine, ma, ben presto, era tornato ai patri lidi, a offrire a tutte le signore orchidee di Dauphin Island tenute in fresco insieme con la birra in una tinozza da ghiaccio sul pianale del camion, e aveva ripreso l'andazzo di prima, il che comportava: guidare a velocità pazzesca, esplodere colpi d'arma da fuoco a casaccio e passare in giro cocaina, finché un vicesceriffo amico di famiglia gli offrì una scelta fra l'esercito subito o il carcere più in là. Della guerra allora imminente non si fece parola, ma: «E quanto a sparare?» domandò Moody.
«Armi di ogni sorta, di ogni calibro.»
«No, volevo dire
a chi dovrò sparare?»
«Te lo diranno loro, a chi. Ciò che la cosa ha di interessante, secondo me, è che non avrai problemi legali di sorta.»

Thomas Pynchon: Vineland
Rizzoli editore, Milano - 1991

traduzione di Pier Francesco Paolini
pag. 141

catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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un viaggio impegnativo

"….Lentamente mi accorsi che il cancro era diventato una sorta di scudo dietro il quale mi proteggevo, una difesa contro tutto quel che prima mi aggrediva, una sorta di baluardo contro la banalità del quotidiano, gli impegni sociali, contro il fare conversazione. Col cancro mi ero conquistato il diritto di non sentirmi più in dovere di nulla, di non avere più sensi di colpa. Finalmente ero libero. Totalmente libero. Parrà strano, e a volte pareva stranissimo anche a me, ma ero felice. "Possibile che bisogna proprio avere il cancro per godere della vita?" mi scrisse un vecchio amico inglese. Aveva sentito dire del mio essere scomparso e per e-mail mi aveva chiesto notizie. Gli avevo risposto che quella notizia era il mio scoop e che sì, dal mio punto di vista quello era, se non proprio il più bello, certo il più coinvolgente periodo della mia esistenza. Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo preparato carte geografiche, per il quale non mi ero in nessun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso. Tutto quello che succedeva mi toccava direttamente. Gli scrissi che godesse di non avere il cancro, ma che, se voleva fare un esercizio interessante, immaginasse per un giorno di averlo e riflettesse su come non solo la vita, ma le persone e le cose che ci stanno attorno improvvisamente appaiono in una luce diversa. Forse una luce più giusta. Nella vecchia Cina molti tenevano in casa la loro bara per ricordarsi della propria mortalità; alcuni ci si mettevano dentro quando dovevano prendere decisioni importanti, come per avere una miglior prospettiva aulla transitorietà del tutto. Perché non fingere per un attimo di essere ammalati, di avere i giorni contati - come in verità si hanno comunque - per rendersi conto di quanto preziosi sono quei giorni?"

Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra
Edizioni Longanesi, Milano - 2006
pag. 14


catalogazione: libreria di Giovanna
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sabato 8 novembre 2008

Mauthausen

"Scorrono lentissime le ore. Ancora una notte, e poi un eterno giorno, e poi una notte ancora.

Cosa è avvenuto in tutte queste ore? Mi sono alzato molte volte per leccare la crostina di ghiaccio sulla porta gelata, fino a quando un sapore dolciastro non mi avverte che la lingua sanguina. Rocca mi si è buttato sulle ginocchia, sfinito. Non ha più nemmeno la forza di alzarsi per evacuare nel mucchio vicino alla porta, e si fa tutto addosso. Un silenzio tragico s'è fatto nel carro. Anche i ragazzi tacciono esausti.


Viene l'alba. Il treno si ferma, le porte si aprono. Scendere. La sferzata di aria gelida ci rianima.


Una infinita distesa di neve, risalente a tratti, a tratti ondeggiante e a ridosso di una altura il fabbricato modesto di una piccola stazione, sul fronte del quale spicca una parola a caratteri gotici: Mauthausen."

Piero Caleffi: Si fa presto a dire fame
Edizioni del Gallo, Milano - 1965

pag. 115

catalogazione: libreria dietro il computer
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venerdì 7 novembre 2008

nessuna speranza di risorgere

"Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita.

Ogni cosa rappresenta una minaccia per il giovane: l'amore, le idee, la perdita della famiglia, l'ingresso tra i grandi. È duro imparare la propria parte nel mondo.

Ma a che rassomiglia il nostro mondo? Pareva il caos che i Greci collocano all'origine dell'universo fra le nebbie della creazione, con la sola differenza che noi credevamo di scorgervi il principio della fine, di una vera fine, e non di quella che prelude al principio di un principio. Dinanzi a quelle estenuanti metamorfosi delle quali un infimo numero di testimoni si sforzava di trovare la chiave, si poteva soltanto osservare che la confusione portava alla morte naturale di quanto esisteva. Tutto assomigliava a quel disordine che conclude le malattie; già prima della morte, che s'incarica di rendere invisibili tutti i corpi, l'unità della carne si fraziona, e ogni parte di questa moltiplicazione tira per il suo verso: la cosa finisce con la putrefazione che non ammette speranza di risorgere."

Paul Nizan: Aden Arabie
Edizioni Fahrenheit 451, Roma - 1994
prefazione di Jean-Paul Sartre
traduzione di Daria Menicanti
pag. 65

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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giovedì 6 novembre 2008

corpi in moto e corpi in equilibrio

"Dunque lo sgombero della neve:
durante e dopo la nevicata, assicurata
la resistenza dei tetti, sgomberati


balconi e davanzali, non recando
molestia ai passanti, dalle 7

alle 19 tenuto sgombro

il marciapiede, raccolto sul bordo
da non invadere la carreggiata e
da non ostruire i pozzetti stradali,


in caso di gelo cosparsa
sugli spazi suddetti segatura,

sabbia o altro materiale

per impedire ai passanti di

sdrucciolare e durante lo sgelo

tenute sgombre le bocchette di scarico


(impossibile anche sapere quanti
siano stati uccisi per l'abitudine
di portare via i cadaveri).


Nanni Balestrini: Poesie pratiche
Giulio Einaudi editore, Torino - 1976
pag. 25

catalogazione: libreria dietro il computer

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mercoledì 5 novembre 2008

due carcasse

"Le cornacchie tingevano di nero, carbonizzandoli, i verdi pendii a settentrione. I fischioni alzavano la voce nel secco ticchettio delle squallide canne di palude, un suono allegro ed esplosivo, che solo la nebbia e la distanza possono contrastare o affievolire. Un chiurlo morto giaceva intatto sull'argine, a pancia in su, col collo spezzato. Le frastagliate estremità dell'osso avevano bucato la pelle. Quando ho sollevato quel corpo molle e bagnato, le lunghe ali si sono aperte come due ventagli. I corvi non gli avevano ancora tolto dagli occhi il luccicchio del fiume. L'ho rimesso dov'era. Il pellegrino che l'aveva ucciso avrebbe potuto tornare a mangiarlo quando me ne fossi andato, e la sua morte non sarebbe stata inutile. In mezzo all'acquitrino un cigno - colpito al petto da una schioppettata - era stato lasciato là a marcire. Era untuoso, pesante da sollevare e puzzava. Il ritrovamento di queste due carcasse ha lasciato un segno sullo splendore della giornata, che è finita in una muta desolazione di nubi mentre il vento cadeva e il sole tramontava."

J.A. Baker: Il falco pellegrino
Franco Muzzio editore, Padova - 2006

traduzione di Vincenzo Mantovani
pag. 71

catalogazione: libreria di fianco al divano
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martedì 4 novembre 2008

non ci sono più le mezze stagioni...

"La stagione era balzana; quell'anno le stagioni si confondevano l'una con l'altra: dopo venti e nebbie, cieli incandescenti come lamiere si levarono sull'orizzonte. In due giorni, senza alcuna transizione, al freddo umido delle brume, ai torrenti di pioggia, succedette un caldo torrido, un'atmosfera pesante fino a soffocare. Il sole, come riscaldato da furiosi attizzatoi, si aprì al pari di una gola da forno dardeggiando una luce quasi bianca che bruciava gli occhi; un polverio di fiamme si levò dalle strade calcinate, ardendo gli alberi secchi, strinando le erbe ingiallite; il riverbero delle mura tinte di calce, il fuoco acceso sullo zinco dei tetti e sui vetri delle finestre accecò. Una temperatura da fonderia in piena attività si abbatté sulla casa di Des Esseintes."

Joris-Karl Huysmans: A ritroso
Rizzoli editore, Milano - 1982
traduzione di Ugo Dèttore

pag. 192


catalogazione: libreria di fronte al divano

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lunedì 3 novembre 2008

il neonato guarda ma non si vede

"Il bambino, se tutto va bene, nel guardare il volto materno vede il Sé nella faccia della madre; ma se il volto della madre riflette il proprio stato d'animo o, peggio, la rigidità delle sue difese, il neonato guarda, ma non si vede. Winnicott sottolinea che se ciò accade, è probabile che la capacità creativa del bambino comincerà ad atrofizzarsi e che egli cercherà, in qualche modo, nell'ambiente circostante qualcosa di sé, qualcosa che lo rifletta. Se, a poco a poco, il bambino si abitua al fatto che ciò che vede è la faccia della madre, la percezione prende il posto di uno scambio significativo con il mondo in cui l'arricchimento di sé si alterna con la scoperta di un significato nel mondo delle cose viste. Se il volto della madre è poco responsivo, allora uno specchio sarà una cosa da guardare, non una cosa in cui guardare."
(Adele Nunziante Cesaro)

AA.VV.: La nascita del sé
a cura di Massimo Ammaniti

Laterza, Bari - 1989

pag. 154


catalogazione: libreria di fronte al divano

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domenica 2 novembre 2008

Hezekiah is ready to eat

"Hezekiah is anxious to help.
Hezekiah is difficult to help.

To someone who knows English, these sentences are radically different In the first one, Hezekiah is planning to do the helping, and in the other, he is the one liable to be helped. Yet, the 'slot' pattern of both is identical:


NP V ADJ INF

Hezekiah is anxious to help
Hezekiah is difficult to help

A similar problem occurs with the sentence:


Hezekiah is ready to eat.

Any English speaker could (with a bit of thought) interpret this sentence in two ways: Hezekiah was hungry, and wanted to have his dinner. Or, Hezekiah had perhaps fallen into the hands of cannibals, and had been trussed up and seasoned ready for consumption."


Jean Aitchison: Linguistics
Hodder & Stoughton Educational, Sevenoaks - 1978

pagg. 101-102


catalogazione: libreria bianca in soggiorno
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le cortine del letto di Ugo Foscolo

"Ad Antonietta Fagnani Arese

Giovedì, ore 4
Sono passato oggi spesse volte dalla tua casa; ma non ho veduto alla finestra né la tua cameriera né persona vivente. Oh come io sono restato colpito, vedendoti passare! Io stava parlando col Greco de' miei antichi amori in Toscana; ed egli mi parlava de' suoi... Mi pare di ottimo cuore. Io gli sono divenuto amico, perché mi avvicino a tutti coloro che ti vedono sovente; mi pare che abbiano qualche cosa del tuo: e rimango qualche volta immobile e silenzioso, come se la loro presenza mi fosse sacra. Ma tu bada di non confidare né al Greco né ad anima vivente alcuna sillaba. Imprudente! tu ti sei confidata; e a chi?... non voglio arrossire... oh mia amica! io non amo per ambizione. La dolce necessità di amare e di essere amato mi ha tratto a' tuoi piedi, né cangerei un tuo bacio secreto con mille favori palesi. Oserò confessarlo. Anche le poche volte ch'io ho amato per capriccio,
il mistero ha sempre aperte e chiuse le cortine del letto dell'amore. Gli amori non possono essere eterni: questo favore se lo sono riserbato i numi... ma quando le rose dell'amore si sono appassite, la divina amicizia le deve raccogliere, e respirarne la fragranza...; né io so come si possa tradire la riputazione di una persona che ci ha fatto dimenticare per qualche tempo i dolori della vita. Amiamoci. Ma se l'odio e il disprezzo devono succedere al nostro amore, cessiamo piuttosto d'amarci sino da questo momento."

a cura di Guido Davico Bonino: Come una carezza - Lettere d'amore dell'Ottocento italiano
Einaudi, Torino - 2004
pag. 5

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sabato 1 novembre 2008

il Prater è bello

"Tutta la magia della vita fantastica, tutto lo scintillio delle favole si tessono intorno a una città piena di tassametri. Uno squallido spirito da caserma ci costringe a riconoscere almeno una volta al giorno che il Prater è bello."


Karl Kraus: Detti e contraddetti

Adelphi edizioni, Milano - 1992

a cura di Roberto Calasso
pag. 156


catalogazione: libreria bianca in soggiorno

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venerdì 31 ottobre 2008

la formula della porcellana cinese

"Elisabetta era una donna molto sicura di sé, che si era saputa circondare di uomini colti e progressisti; compresi, naturalmente, i suoi amanti, uno dei quali, il conte Ivan Šuvalov, divenne il primo direttore dell'Accademia delle belle arti. Seguendo le orme di suo padre, l'imperatrice favorì ogni genere artistico e fondò la Manifattura imperiale delle porcellane, la cui storia è tra le più affascinanti dell'arte russa.

L'Europa occidentale inseguiva da tempo il segreto della porcellana cinese quando, dopo molti tentativi, arrivò la formula: la scoperta avvenne in Sassonia nel 1708. In Russia, tuttavia, si stavano ancora facendo tentativi per acquistare la formula dalla Cina, ma senza risultati soddisfacenti nonostante le ingenti somme di denaro impiegate: la lingua cinese, nella quale la formula era esposta, si era rivelata purtroppo intraducibile."

Marina Bowater: Arte decorativa russa
Gremese editore, Roma - 1991

traduzione dall'inglese di Elena Candelletta

pag. 15


catalogazione: libreria in ingresso

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giovedì 30 ottobre 2008

grande Chandler!

"- Buonasera signore - disse educatamente, mentre sbirciava la Packard alle mie spalle. I suoi occhi tornarono a considerarmi.
- C'è la signora Regan?
- No, signore.
- Il Generale dorme, spero?
- Sì, la sera è il momento in cui trova più facilmente sonno.
- E la cameriera della signora Regan?
- Mathilda? È qui, signore.
- È meglio farla venir giù. C'è un lavoro che esige un tocco femminile. Date un'occhiata nella macchina e vedrete il perché.
Guardò. E tornò da me. - Ho visto - disse. - Vado subito a cercare Mathilda.
- Dovrà fare del suo meglio - dissi.
- Cercheremo tutti di fare del nostro meglio, signore - disse il maggiordomo.
- Penso che ormai ci abbiate fatto una certa pratica - dissi.
Lasciò perdere. - Bene, buonanotte - dissi. - Metto tutto nelle vostre mani.
- Perfetto, signore, Devo chiamarvi un taxi?
- Neppure per sogno - dissi. - Per essere esatti, io non ci sono qui. Avete semplicemente avuto un'allucinazione."

Raymond Chandler: Il grande sonno
la Repubblica, Roma - 2004
traduzione di Oreste Del Buono
pag. 43

catalogazione: libreria dietro il computer
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mercoledì 29 ottobre 2008

mi ricorda qualche cosa...

"Guardate, una delle più gravi malattie, una delle più gravi eredità patologiche lasciate dal fascismo all'Italia è stata quella del discredito delle leggi; gli italiani hanno sempre avuto assai scarso, ma lo hanno quasi assolutamente perduto dopo il fascismo, il senso della legalità, quel senso che ogni cittadino dovrebbe avere del suo dovere morale, indipendentemente dalle sanzioni giuridiche, di rispettare la legge, di prenderla sul serio; e questa perdita del senso della legalità è stata determinata dalla slealtà del legislatore fascista, che faceva leggi fittizie, truccate, meramente figurative, colle quali si industriava di far apparire come vero, attraverso l'autorità del legislatore, ciò che in realtà tutti sapevano che non era vero e non poteva esserlo."
(Piero Calamandrei - discorso del 4 marzo 1947 sul primo articolo della Costituzione)"

Aurelio Lepre: Storia della prima repubblica - L'Italia dal 1942 al 1992
il Mulino editore, Bologna - 1993
pag. 96

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martedì 28 ottobre 2008

se la veda lui...

"23.
Considera sovente la rapidità con la quale passano e dileguano tutte le cose ch'esistono e che nascono. La materia è simile al fluire continuo del fiume; le forze naturali subiscono trasformazioni ininterrotte, le cause mutamenti innumerevoli; quasi niente è stabile. E questa a te così vicina immensità infinita del passato e dell'avvenire è una voragine nella quale ogni cosa dilegua. Folle dunque colui che in tale situazione inorgoglisce, s'arrovella, si lamenta, come se per lungo tempo dovesse soffrire.


24.
Ricordati della materia universale, di cui sei un atomo, e dell'eternità del tempo, del quale ti è stato assegnato un breve intervallo fuggevole, e del fato, di cui, dimmi, quale parte sei tu?


25.

Taluno manca verso di me? Se la veda lui. Egli pure ha volontà ed energia. Io ho ora quel che la mia natura comune vuole ch'io abbia, e faccio quel che la mia natura vuole ora che faccia."


Marco Aurelio: I ricordi
Giulio Einaudi editore, Torino - 1968
traduzione di Francesco Cazzamini-Mussi

pag. 73


catalogazione: libreria di fronte al divano

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lunedì 27 ottobre 2008

universo naturalmente deferente

"Volendo sapere a che punto era con i bagagli, Royal entrò in camera della moglie. Sul pavimento e sulla specchiera giacevano, aperti, due bauli e un'ampia scelta di valigie grandi e piccole, portagioie e beauty-case. Sembrava la vetrina di una valigeria. Anne stava riempiendo, o svuotando, una borsa davanti allo specchio. In tempi recenti, Royal aveva notato che si circondava intenzionalmente di specchi, come se la duplicazione di sé le desse una certa sicurezza. Anne aveva sempre dato per scontato un universo naturalmente deferente e quelle ultime settimane, perfino nella relativa sicurezza dell'attico, l'avevano duramente provata. Nella sua personalità era riaffiorata una tendenza all'infantilismo, come se adattasse il suo comportamento a una lunghissima festa del Cappellaio Matto a cui, come una riluttante Alice, era stata costretta a partecipare. Il viaggio fino al ristorante del trentacinquesimo piano era diventato un'ordalia quotidiana, e solo la prospettiva di lasciare il condominio le aveva permesso di reggere."

James G. Ballard: Il condominio
Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano - 2003

traduzione di Paolo Lagorio

pag. 78


catalogazione: libreria dietro il computer

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domenica 26 ottobre 2008

il popolo 'eletto'

"Nessuno può pretendere che le costruzioni mitico-religiose pongano grande attenzione alla coerenza logica. Altrimenti il sentire popolare avrebbe ben potuto trovare ragione di scandalo nel comportamento di una divinità che conclude con gli antenati un patto con obbligazioni reciproche, poi per secoli non si cura di quegli uomini, finché improvvisamente le viene in mente di tornare a manifestarsi ai loro discendenti. Ancor più strana è l'idea che un dio tutt'a un tratto 'scelga' un popolo, dichiarandolo suo popolo e dichiarando sé stesso suo dio. Io credo che sia l'unico caso del genere nella storia delle religioni umane. Altrove dio e popolo sono indissolubilmente connessi, sono sin dall'inizio una cosa sola; certo talvolta si sente che un popolo si prende un altro dio, ma mai che un dio si cerchi un altro popolo."

Sigmund Freud: L'uomo Mosè e la religione monoteistica
Boringhieri, Torino - 1977

traduzione di P.C. Bori, G. Contri, E. Sagittario

pagg. 53-54


catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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sabato 25 ottobre 2008

la traduzione non è mai soltanto un affare linguistico!

"In tal senso una traduzione non è mai soltanto un affare linguistico, e non lo sarebbe neppure se esistesse un criterio assoluto di sinonimia. Per fare un esempio concreto (ed elementare), supponiamo che in un testo americano un personaggio affermi 'it's raining cats and dogs'. Da un punto di vista prettamente linguistico sarebbe corretto tradurre 'sta piovendo cani e gatti'. Ma un'espressione così inusuale in italiano lascerebbe supporre che il personaggio stia inventando un'ardita figura retorica; il che non è, visto che il personaggio usa quello che nella sua lingua è una frase fatta. Il traduttore fedele dovrà allora tradurre 'piove come Dio la manda'. Dove, come si vede, una infedeltà linguistica permette una fedeltà culturale. Se tuttavia il personaggio che nell'originale pronuncia la frase fosse un ateo notorio, che ha in orrore la stessa idea di divinità, esso potrebbe usare l'espressione inglese ma non quella italiana. Il traduttore fedele dovrebbe scegliere un altro tipo di infedeltà linguistica che garantisca una fedeltà 'testuale'. Provo a suggerire 'piove da matti' o 'piove a catinelle'.

AA.VV.: Teorie contemporanee della traduzione
a cura di Siri Nergaard

Bompiani, Milano - 1995

pagg. 123-124 (Umberto Eco)


catalogazione: libreria di fianco al computer

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venerdì 24 ottobre 2008

risate cosmiche

"Poi, erano colate a quarti d'ora le undici.
A mezzogiorno e venti, le poliziotte bollenti avevano già preso chilometri di cazzo, la vodka glaciale era finita, e al vecchio Alex stava venendo su da qualche zona d'ombra interiore un bel sonno impetuoso.
Ed era proprio ora di tornare a casa, alla fine.
Lunedì... sì, lunedì cinque ore... Il vecchio Alex doveva essere a casa tra l'una e un quarto e l'una e mezzo.
Bisognava assolutamente rimettersi in marcia, e bisognava farlo adesso.
Così, era venuto anche il tempo dei ciao Rinaldi, ciao vecchio, non chiamarmi Rinaldi chiamami Rocco, va be' ciao Rocco, ciao vecchio, ciao Hoge, scusa mi sono dimenticato la cartella, ciao Alex, ciao vecchio, ma io ce l'avevo la giacca?...
Risate cosmiche.

Poi, il vecchio Alex aveva sceso le scale con una leggerezza che aveva qualcosa d'irreale, e invece Hoge non riusciva a camminare dritto neanche un po' e rischiava di andare a sbattere contro tutti i negozi poveri della via di Rinaldi..."


Enrico Brizzi: Jack Frusciante è uscito dal gruppo
Baldini & Castoldi, Milano - 1995

pag. 70


catalogazione: libreria dietro al computer
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giovedì 23 ottobre 2008

E ddoppo, chi ss'è vvisto s'è vvisto

"Come sò st'omminacci, Aghita, eh?
Pareno cose de potesse dì?

Sin che nun te lo fai mettelo cqui,

Sò ttutti core e ffedigo pe tté.


Ma una vorta che jj'hai detto de sì,

Appena che jj'hai mostro si cc'or'è,

Bbada, Aghituccia, e ffidete de mmé

Che te sfotteno er cane llì pper lì.


Ecchete la mi' fine co Cciosciò:

Viè: ppare un zanto, un fiore de vertù:

Io me calo le bbraghe e jje la do.


Ce sei ppiù stata da quer giorno tu?
Accusì llui: da sì cche mme sfassciò,

Ggesù Ggesù nnun z'è vveduto ppiù!"


Giuseppe Gioacchino
Belli: Trenta sonetti
Incisioni di Renzo Vespignani
Introduzione di Enzo Siciliano

BUR, Milano - 1976
pag. 18

catalogazione: libreria di fronte al divano


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mercoledì 22 ottobre 2008

risultati modesti

"La formazione delle brigate nere fu la retorica risposta alle bande 'rosse' dei partigiani. Le prime brigate si dovevano costituire sulla base della vecchia organizzazione del partito e in pratica portarono alla totale militarizzazione dell'apparato del partito, identificando il comando di brigata con le federazioni locali e dando il controllo dell'intero ingranaggio allo stesso Pavolini. La prima brigata nera mobile, sotto il suo comando, entrò in azione in Piemonte nell'agosto 1944. Parallelamente a questo nuovo organismo militare, si dovevano mettere in azione, sul fronte interno, i cosidetti reparti speciali, ora in addestramento al comando del generale Mischi, designati all'inizio dell'anno come truppe d'urto contro le bande ribelli. Ma di nuovo, in ogni comando, si produsse una confusione totale. Queste truppe dovevano essere agli ordini di Graziani o dei tedeschi o di nessuno dei due?

Alla fine di luglio il generale Mischi emanò ordini per un'operazione di rastrellamento in Piemonte. Come gli scrisse Mussolini: «Sono sicuro che alle parole seguiranno i fatti. Bisogna liberarci di questa odiosissima piaga, col ferro e col fuoco. Non muovetevi da Torino, se non a operazione ultimata». Un mese dopo, però Mussolini scrisse di nuovo a Mischi osservando che nonostante le operazioni contro i partigiani «la situazione non è molto migliorata e anzi in talune zone... è notevolmente peggiorata. Bisogna riconoscere che dopo un mese di attività, i risultati sono modesti e non sono comunque in relazione allo sforzo compiuto e ai programmi iniziali»."


Frederick W. Deakin: Storia della repubblica di Salò
Giulio Einaudi editore, Torino - 1963

traduzione di R. De Felice, F. Golzio e O. Francisci
volume II - pagg. 960-961


catalogazione: libreria in ingresso

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martedì 21 ottobre 2008

perché Bruto, figlio mio?

"If there be any in this assembly, any dear friend of Caesar's, to him I say that Brutus' love to Caesar was no less than his. If then that friend demand why Brutus rose against Caesar, this is my answer: Not that I loved Caesar less, but that I loved Rome more. Had you rather Caesar were living, and die all slaves, than that Caesar were dead, to live all free men? As Caesar loved me, I weep for him; as he was fortunate, I rejoice at it; as he was valiant, I honor him; but, as he was ambitious, I slew him. There is tears, for his love; joy, for his fortune; honour, for his value; and death for his ambition. Who is here so base, that would be a bondman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so rude, that would not be a Roman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so vile, that will not love his country? If any, speak; for him have I offended. I pause for a reply."

William Shakespeare: Julius Caesar
T.S. Dorsch, London - 1972

pagg. 78-79

catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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cattiva figlia, pessima madre

"Da quando mia madre è morta ho ripreso ad amare le domeniche: mi piace svegliarmi nella mia stanza chiara, aprire gli occhi pian piano constatando di non avere più sonno, guardare la luce che filtra attraverso le tende leggere e ancor più tra i ricami che le guarniscono; oppure, se è piena estate, sentirmi avvolta dalla penombra delle stuoie poste oltre i vetri spalancati. Mi piace restare a letto sveglia ancora un momento con la consapevolezza di poter fare del mio tempo ciò che voglio; senza apprensione guardo la sveglia sul tavolino alla mia destra: ho davanti a me una giornata piacevole."

Carla Cerati: La cattiva figlia
Frassinelli - 1996
pag. 3

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lunedì 20 ottobre 2008

cavalli truccati

"Preso il passaporto, me ne andai senza saper dove e capitai ad una fiera, e vidi uno zingaro che cambiava un cavallo a un contadino e lo imbrogliava senza timor di Dio; si era messo a provare la sua forza, ed aveva attaccato il suo ronzino a un carro di miglio e il cavallo del contadino a un carro di mele. Anche se il peso era uguale, però il cavallo del contadino faticava il doppio, perché l'odore delle mele lo disturbava. I cavalli non posson sopportare questo odore, e per di più il cavallo dello zingaro era truccato, e questo si poteva subito vederlo, perché sulla fronte aveva un segno impresso con il fuoco, e lo zingaro diceva: 'è una verruca.' Io ebbi pietà del contadino, perché col cavallo dello zingaro non avrebbe potuto lavorare: infatti incespicava."

Nikolàj Ljeskòv: Il viaggiatore incantato
casa editrice Valentino Bompiani, Milano - 1965
traduzione di Bruno Del Re
pag. 135

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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domenica 19 ottobre 2008

sforzi inutili

"Mi sono sforzato a lungo di sembrare normale: sforzo estenuante. Se smettevo per un secondo di sorvegliare il mio temperamento, avevo una paura matta di andare alla deriva lontano dall'universo di coloro che credono alla realtà del reale."




Alexandre Jardin: Una famiglia particolare
Bompiani, Milano - 2006
traduzione di Fabrizio Ascari
pag. 142

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sabato 18 ottobre 2008

i conti non tornano

"E mi ricorderò sempre delle prime elezioni, subito dopo la guerra, il referendum del '46 e poi nel '48, io ero anche emozionata perché non avevo mai votato, e mia madre peggio di me, poveretta, non voleva neanche andare a votare, perché non sapeva né leggere né scrivere e aveva paura di sbagliare. Delfo le voleva un gran bene e nel '48, ancora era iscritto al partito comunista, a tavola le chiedeva per scherzo:
Malvina, volete che comandano i comunisti?
No, io non li vorrei, diceva mia madre in dialetto.
Allora dovete cancellarli!, gli faceva Delfo, e sul facsimile della scheda faceva dei gran crocioni sulla falce e martello, che io m'arrabbiavo anche:
Cosa le metti in testa! Ma lasciala votare come vuole!
E al manicomio c'era un seggio interno, con solo 15 iscritti a votare, perché i ricoverati non votavano e noi del personale votavamo fuori: 12 erano le monache, 13 con la superiora, il direttore con la moglie 2: totale 15.
Ma i conti non tornavano mai, né il 2 giugno del '46 né il 18 aprile del '48, l'anno che mi sono sposata, né nel '53, mi ricordo bene perché Delfo praticamente s'è preso la scomunica: venivano fuori sempre 14 voti per la democrazia cristiana e 1 voto per il partito comunista o per il fronte popolare e tutti a chiedersi chi era stato, chi aveva potuto votare per i comunisti."

Paolo Teobaldi: Il mio manicomio
e/o editrice, Roma - 2007
pag. 125

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venerdì 17 ottobre 2008

mercato senza limiti

"Stato sociale e globalizzazione-
Lo stato sociale, a partire dagli anni trenta, ha tentato di andare oltre lo stato di diritto, garantendo, sia pure in forme che sono state giudicate insufficienti o distorte, i cosiddetti "diritti sociali": il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione e alla salute, un'ampia serie di prestazioni pubbliche di carattere assicurativo, assistenziale e previdenziale. Si può dire che lo stato socile si è fatto carico dei rischi -e quindi della paura- strettamente legati all'economia di mercato, fondata su una logica contrattuale e concorrenziale che presuppone la diseguaglianza economico-sociale dei soggetti contraenti o concorrenti e la riproduce senza limiti."


AAVV: Sinistra senza sinistra
Feltrinelli, Milano - 2008

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giovedì 16 ottobre 2008

per Saviano

"Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l'uno sull'altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l'uno con l'altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d'intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale sul salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese."



Roberto Saviano: Gomorra
Mondadori, Milano - 2006
pag. 1

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mercoledì 15 ottobre 2008

Che cosa fa un editore?

"Una battuta che ormai la leggenda attribuisce a vari maestri dell'editoria, da Arnoldo Mondadori a Valentino Bompiani. Una signora chiede che cosa faccia un editore. Scrive libri? No, risponde l'editore, quelli li scrivono gli autori. Allora li stampa? No, quello lo fa il tipografo. Li vende? No, lo fa il libraio. Li distribuisce alle librerie? No, quello lo fa il distributore. E allora che cosa fa? Risposta: tutto il resto."

Oliviero Ponte di Pino: I mestieri del libro
TEA editrice, Milano - 2008
pag. 40

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martedì 14 ottobre 2008

povero Torquato!

"Lettera terza a Maurizio Cataneo - Roma
[...] Onde se al Signor Iddio piacerà di concedermi vita, mi sforzerò di rimuovere da l'animo de gli uomini quell'opinione che per mia sciagura e per altrui malignità credo che sia divolgata. Ma perch'ella non può ora essere in tutto rimossa da me, darò solamente avviso a Vostra Signoria de' disturbi che io ricevo ne lo studiare e ne lo scrivere. Sappia dunque che questi sono di due sorte: umani e diabolici. Gli umani sono grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli, e risa piene di scherni, e varie voci d'animali che dagli uomini per inquietudine mia sono agitati, e strepiti di cose inanimate che dalle mani degli uomini sono mosse. I diabolici sono incanti e malìe, e come che degl'incanti non sia assai certo, percioché i topi, de' quali è piena la camera, che a me paiono indemoniati, naturalmente ancora, non solo per arte diabolica, potrebbono far quello strepito che fanno; ed alcuni altri suoni ch'io odo potrebbono ad umano artificio, come a sua cagione, esser recati, nondimeno mi pare d'esser assai certo ch'io sono stato ammaliato. "

Torquato Tasso: Lettere dal manicomio
le nubi Edizioni, Roma - 2005
pag. 71

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lunedì 13 ottobre 2008

la pienezza della vita

(Ilan) le pareva sempre meravigliato di aver ottenuto un simile privilegio, la pienezza della vita, e ricordò di come gli piacesse, quando i bambini erano piccoli, e loro abitavano ancora a Zur Hadassa, nella casa casa che avevano comprato da Avran, stendere con lei il bucato, di sera, l'ultima mansione domestica alla fine di una giornata lunga ed estenuante. Insieme portavano la grossa tinozza in giardino, di fronte ai campi bui e alla vallata che li separava dal villaggio arabo di Chussan. Il grande albero di fico e la siepe di grevillea stormivano sommessi, avevano una loro vita, ricca e misteriosa, e i fili del bucato si riempivano di decine di minuscoli capi di abbigliamento, simili a segni di una scrittura cuneiforme: calzine, babbucce, magliette, tutine, salopette colorate. Qualche abitante di Chussan era forse disceso nella valle quando c'era ancora luce e li stava osservando? Forse stava prendendo la mira col fucile? pensava Orah di tanto in tanto, con un brivido alla schiena. Esisteva una qualche immunità generica, umana, per coloro che stendevano il bucato? Soprattutto quel tipo di bucato?"

David Grossman: A un cerbiatto somiglia il mio amore
Mondadori, Milano - 2008
traduzione di Alessandra Shomroni
pag. 121

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domenica 12 ottobre 2008

febbre

"La gente in delirio riaffiora e sprofonda, riaffiora e sprofonda, dentro e fuori dalla lucidità. L'ondeggiare, rabbrividire, cadere dall'alto e smaniare cessa, e l'arredo della vita ritorna al suo posto. Il veicolo era la febbre. Metallo cigolante e danza frenetica di bulloni allentati, nel tanfo del mal d'auto dei bambini. Lei ne affiorava a intervalli che si facevano gradatamente più lunghi. Da principio, ad andare a posto fu quello che non esisteva più, il passato. "

Nadine Gordimer: Luglio
Rizzoli, Milano - 1984
traduzione di Hilia Brinis*
pag. 9


*Un pensiero grato ad Hilia Brinis che ha tradotto, anche per me, tantissimi libri che ho amato.
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sabato 11 ottobre 2008

a galla nella granatina

"Era una di quelle notti in cui l'afa e l'impossibilità di prendere sonno costringono a soluzioni eccezionali. Balmas faceva il bagno.
Aveva riempito la vasca di acqua fredda, aggiungendovi un secchio di ghiaccio tritato ed era sprofondato con sollievo in quella specie di granatina. Non aveva la minima intenzione di toccare il sapone o strofinarsi. Stava lì, con la nuca appoggiata al bordo, gli occhi chiusi, i pensieri a galla."

Gianfranco Manfredi: Cromantica
Tropea, Milano - 2008
pag. 198

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venerdì 10 ottobre 2008

città

"Etsuko, che, nata e cresciuta a Tokio, non conosceva Osaka, nutriva un timore irragionevole per quella città di ricchi negozianti, vagabondi, proprietari di fabbriche, agenti di cambio, prostitute, trafficanti di droga, impiegati, furfanti, banchieri, funzionari dipartimentali, consiglieri municipali, cantastorie, mantenute, mogli avare, giornalisti, attori di varietà, entraîneuses, lustrascarpe: ma in realtà a spaventarla, più che la città, non era forse la vita stessa?"

Yukio Mishima: Sete d'amore
Ugo Guanda editore, Parma - 2004
traduzione di Lydia Origlia
pag. 5

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giovedì 9 ottobre 2008

gradisci un dasik?

"Pasticcini di castagne ai fiori di azalea- Dasik (Corea)
20 castagne
mezza tazza di miele
quattro cucchiai di petali di azalea
3 cucchiai di pinoli tritati

Sgusciate, schiacciate e mescolate con il miele e i petali di azalea, le castagne dopo averle bollite. Distribuite l'impasto in formine ed esercitate una lieve pressione; tenetele in frigo per una mezz'ora, quindi togliete i pasticcini dalle formine, cospargeteli di pinoli tritati e allineateli in una scatola laccata che terrete al fresco."

Lidia Origlia: Cucinare con i fiori
Xenia edizioni, Milano - 2001
pag. 76


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mercoledì 8 ottobre 2008

la strega attacca e inganna

"La strega attacca e inganna. Essa usa ciò che è impuro e potente per nuocere a ciò che è puro e debole. I simboli di quella cosa che riconosciamo come stregoneria da un capo all'altro del mondo poggiano tutti sul tema di una bontà interna vulnerabile attaccata da un potere esterno. Ma questi simboli variano a seconda dei tipi locali di significato e, soprattutto, a seconda delle differenze nella struttura sociale. Non tutte le streghe cavalcano i manici di scopa, non tutte hanno il potere dell'ubiquità, non tutte hanno dei servitori, non tutte succhiano gli umori vitali delle loro vittime."

Mary Douglas: La stregoneria
Giulio Einaudi editore, Torino - 1980

traduzione di Carla Faralli e Giovanni Ricci

pag. 18


catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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martedì 7 ottobre 2008

la Nonsuch

"La Nonsuch continuava ad avanzare verso l'entrata e le batterie. Era una cosa divertente avanzare per farsi sparare addosso. Vi era del fumo che sembrava provenire da un fuoco non molto lontano dalle batterie; forse si alzava semplicemente dalle cucine da campo della guarnigione, ma poteva trattarsi anche del fumo di una fornace pronta ad arroventare le palle da cannone. Ma Bush si rendeva conto di questa eventualità quando doveva agire contro batterie costiere, e non aveva avuto bisogno di alcun avvertimento. Tutti gi uomini disponibili si tenevano pronti con buglioli da incendio, e tutte le pompe e le manichette erano state preparate."

Cecil Scott Forester: Commodoro e Lord Hornblower
RCS Libri, Milano - 2002

traduzione di Aldo Ferrari e Rodolfo Del Minio

pag. 210

catalogazione: una delle librerie in soggiorno


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