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giovedì 27 maggio 2010

cosa dovuta

"CLEOPATRA: Pareva ti cocesse (e ciò conferma la bontà dell'animo tuo) che sia stato il primo Cesare a goder del mio amore, sebbene tu lo meritassi di più; per parte mia ne sono addolorata, mio signore, più di te: infatti, fossi stata tua per primo, ciò mi avrebbe risparmiato una seconda scelta: mai sarei stata di lui, e non sarei mai stata d'altri che tua. Ma fu Cesare il primo, tu dici, a possedere il mio amore. Non è vero, mio signore: per primo possedette la mia persona: ma tu, il mio amore; Cesare mi amò; ma io amai Antonio. Se in seguito mi sottomisi all'altro, fu perché mi parve cosa dovuta al più grande di tutti gli uomini: e a metà costretta, io gli diedi, come a un tiranno, quel ch'egli si sarebbe preso con la forza."

John Dryden: Tutto per amore
Rizzoli editore, Milano - 1964
traduzione di Corrado Pavolini
pag. 63

catalogazione: una delle librerie
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martedì 25 maggio 2010

le guardie lo sanno sempre...

"L'AMATO NIPOTE
dialogo

A.: C'era una volta uno zio e un nipote.
B.: Quale era lo zio?
A.: Come, quale? Quello più grosso, no?
B.: Perché, sono grossi gli zii?
A.: Spesso.
B.: Eppure mio zio non è grosso.
A.: Tuo zio non è grosso perché è un artista.
B.: Come mai non sono grossi gli artisti?
A.: Bada che se continui a interrompermi, non ti racconto più la storia.
B.: No, no, non t'interrompo più.
A.: Dunque. C'era una volta uno zio e un nipote. Lo zio era ricco, ma così ricco...
B.: Quanti soldi aveva?
A.: Diciassettemila miliardi di rendita, e poi palazzi, terreni, automobili...
B.: Di che marca?
A.: Di tutte le marche. E poi navi...
B.: Quante?
A.: Quattordici.
B.: Non aveva nessun veliero?
A.: Sì. Cinque.
B.: E il nipote non andava mai sui velieri?
A.: Smettila o non ti racconto più niente.
B.: Scusa, non t'interrompo più.
A.: Il nipote, invece, non aveva una lira e la cosa gli dispiaceva enormemente...
B.: Perché lo zio non gli dava un po' di soldi?
A.: Perché lo zio era un vecchio avaro e voleva tenerseli tutti per sé. Ma poiché il nipote era il suo unico erede...
B.: Cos'è un erede?
A.: È uno che ti prende i soldi, i mobili e tutto quello che hai, quando sei morto.
B.: Allora perché il nipote non ammazzava lo zio?
A.: Non ammazzava lo zio perché non si deve ammazzare lo zio, per nessun motivo, nemmeno per ereditare.
B.: Perché non si deve ammazzare lo zio?
A.: Perché ci sono le guardie.
B.: Ma se le guardie non lo sanno?
A.: Le guardie lo sanno sempre, le informano i portieri. Comunque, adesso sentirai come il nipote è stato furbo. Egli aveva notato che lo zio, dopo ogni pasto, diventava rosso.
B.: Si ubriacava.
A.: No, era così di costituzione. Era apoplettico.
B.: Cos'è apoplettico?
A.: Apoplettico è una persona alla quale il sangue va alla testa e che può morire a causa di una forte emozione.
B.: Io sono apoplettico?
A.: No, tu sei di natura diversa. - Allora il nipote aveva notato che soprattutto le storielle spiritose facevano star male lo zio: una volta aveva perfino rischiato di morire per una risata prolungata.
B.: Il ridere può far morire?
A.: Sì, quando si è apoplettici. Un bel giorno, ecco il nipote che arriva dallo zio, giusto al momento in cui egli si alza da tavola. Raramente aveva mangiato così di gusto. Era rosso come un tacchino e soffiava come una foca...
B.: Come le foche del giardino zoologico?
A.: Già. - Il nipote pensa: 'Ecco il momento giusto' e si mette a raccontare una storia buffa, ma così buffa...
B.: Me la racconti?
A.: Aspetta un momento, te la racconterò alla fine. - Lo zio ascoltava la storia e rideva, rideva da torcersi, tanto che era morto dal ridere prima che la storia fosse terminata.
B.: E che storia gli aveva raccontato?
A.: Un minuto di pazienza. Così, quando lo zio è morto, lo hanno seppellito e il nipote ha ereditato.
B.: E ha preso anche i velieri?
A.: Ha preso tutto: era il solo erede.
B.: Ma che storia aveva raccontato, a suo zio?
A.: La storia dello zio e del nipote. Quella che ho finito di raccontarti proprio adesso."

Alphonse Allais: Teatrino
Stampa Alternativa, Roma - 1992
traduzione di Manlio Vergoz
pagg. 3-6

catalogazione: libreria sotto la finestra
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domenica 14 febbraio 2010

una prova concreta!

"ALEX
Oh, Edward! I've prepared you such a treat! I really think that of all my triumphs this is the greatest. To make something out of nothing! Never, even when travelling in Albania, have I made such a supper out of so few materials as I found in your refrigerator. But of course I was lucky to find half-a-dozen eggs.

EDWARD
What! You used all those eggs! Lavinia's aunt has just sent them from the country.

ALEX
Ah, so the aunt really exists. A substantial proof.

EDWARD
No, no... I mean, this is another aunt."

Thomas Stearns Eliot: The Cocktail Party
Faber & Faber Ltd., London - 1969
pag. 50

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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lunedì 11 gennaio 2010

temo si dovrà fare la guerra...

"JERRY: Come sta l'esercito?
G. PUSHING: Molto bene, signor Presidente. Alcuni si sono lamentati del mal di capo. (Si schiarisce la gola rumorosamente) Sono venuto a trovarla per dirle che temo si dovrà fare la guerra. L'altra sera ho avuto una conversazione con due dei nostri migliori generali. Abbiamo discusso a fondo la faccenda e l'abbiamo messa ai voti: tutti e tre a favore della guerra.
JERRY (allarmato): Senta, generale Pushing, ora ho moltissime cose per le mani e l'ultima cosa che vorrei avere è una guerra.
G. PUSHING: Sapevo che le cose non sarebbero andate bene con lei, signor Presidente. Infatti ho sempre pensato che a questa nazione occorresse un capo militare. Il popolo è inquieto e agitato. La cosa migliore per tenere occupate le loro menti è una bella guerra. Lascerà il Paese indebolito e scosso... ma docile, signor Presidente, docile. Ormai abbiamo votato e lei c'è in mezzo.
JERRY: E contro chi?
G. PUSHING: Questo non l'abbiamo ancora deciso. Discuteremo stasera i dettagli."

Francis Scott Fitzgerald: Postino o Presidente?
Il Saggiatore, Milano - 1962
traduzione di Domenico Tarizzo
pag. 69

catalogazione: libreria di fianco al divano
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giovedì 28 maggio 2009

se mai fossi una regina...

"Una sera come d'uso
Tre fanciulle erano al fuso.
«Se mai fossi una regina, —
Dice l'una sorellina, —
Vorrei al mondo tutto quanto
Preparare un grande pranzo».
«Se mai fossi una regina, —
Dice l'altra sorellina, —
Sopra il mondo tutto quanto
Vorrei tessere un gran manto».
Fa la terza sorellina, —
Vorrei tanto allo zar caro
Un figliolo eroe figliare»."

"Три девицы под окном
Пряли поздно вечерком.
«Кабы я была царица,
-Говорит одна девица, -
То на весь крещеный мир
Приготовила б я пир
».
«Кабы я была царица, -
Говорит ее сестрица, -
То на весь бы мир одна
Наткала я полотна
».
«Кабы я была царица, -
Третья молвила сестрица, -
Я б для батюшки-царя
Родила богатыря
»."

Aleksàndr Puškin: Teatro e favole
con tre capitoli su Puškin di Angelo M. Ripellino
traduzione di Tommaso Landolfi
Giulio Einaudi editore, Torino - 1961
pag. 283

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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sabato 17 gennaio 2009

paura di crescere

"Martirio: È preferibile non veder mai la faccia d'un uomo. Io ne ho avuto paura fin da bambina. Li vedevo aggiogare i buoi o sollevare sacchi di grano, vociando e con le scarpe che rintronavano nel cortile, e ho avuto sempre una paura di crescere, per timore di trovarmi improvvisamente stretta fra le loro braccia. Dio mi ha fatta debole e brutta, e li ha allontanati definitivamente da me.

Amelia: Questo non devi dirlo. Enrico Humanas ti stava dietro e gli piacevi.

Martirio: Chiacchere della gente! Una volta restai in camicia dietro la finestra finché non fece giorno, perché m'aveva mandato a dire con la figlia del suo colono che sarebbe venuto, invece non ci venne. Poi s'è sposato con un'altra che aveva più danaro di me.

Amelia: E brutta come il diavolo."

Federico Garcia Lorca: Il teatro
Einaudi editore, Torino - 1961
traduzione di Vittorio Bodini
pag. 537

catalogazione: libreria in ingresso
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martedì 9 dicembre 2008

a lezione da Caligola: non si possono mettere il Tesoro e la vita sullo stesso piano

ATTO I - SCENA VI ***
Intendente (con voce incerta) Noi... noi ti cercavamo, Cesare.

Caligola (secco e deciso) Lo vedo.

Intendente Noi... cioè...

Caligola (duro) Che volete?

Intendente. Eravamo preoccupati, Cesare.

Caligola (furioso, andandogli incontro) Con che diritto?

Intendente Beh, insomma...
(Colto da improvvisa ispirazione, tutto d'un fiato) Sì, tutto sommato, sai che ci sono da sistemare certi problemi che riguardano le finanze pubbliche, il Tesoro.

Caligola (scoppiando a ridere) Il Tesoro? Ma certo, è vero, il Tesoro! È d'importanza capitale il Tesoro!

Intendente (soddisfatto) Ma certo Cesare, certo.

Caligola (continuando a ridere, a Cesania sua quarta moglie) Non è vero, cara? Non è vero che il Tesoro è fondamentale?

Cesonia (dolcemente) No, Caligola. Non fino a questo punto.

Caligola Non capisci niente. Il Tesoro è di un interesse estremo. È tutto così importante: le finanze, la morale pubblica, la politica estera, le spese militari, le leggi agrarie! Tutto fondamentale, te lo dico io. Tutto sullo stesso piano, la grandezza di Roma e la tua artrite. Ma ora ci penso io. Sentite un po'.

Intendente Ti ascoltiamo.

Caligola si siede accanto a Cesania e le cinge la vita.
Caligola Sentimi bene. Primo tempo: tutti i senatori, tutti i sudditi dell'Impero che dispongono di qualche ricchezza - piccola o grande, fa lo stesso - devono diseredare i propri figli e fare immediatamente testamento a favore dello stato.

Intendente Ma Cesare...

Caligola Zitto, non ti ho ancora data la parola.
A seconda delle nostre necessità, metteremo a morte questa gente seguendo l'ordine di una lista buttata giù a caso. Di volta in volta potremo modificare quest'ordine - sempre a caso. Ed erediteremo.


Cesonia (svincolandosi) Ma che stai dicendo?

Caligola (imperturbabile) L'ordine delle esecuzioni, in effetti, non ha nessuna importanza. O meglio, hanno tutte la medesima importanza, quindi non ne hanno affatto. D'altro canto, sono tutti egualmente colpevoli, gli uni come gli altri. (all'Intendente) Eseguirai questi ordini immediatamente. I testamenti dovranno essere firmati in serata da tutti gli abitanti di Roma, entro un mese, al massimo, da quelli delle province. Manda i corrieri.

Intendente (sempre più stupito) Ma Cesare, non ti rendi conto...

Caligola No, sei tu che non ti rendi conto. (Con rabbia) Sentitemi bene. Se il Tesoro è fondamentale, la vita umana non lo è. Ho deciso di essere logico. Vedrete quanto vi costerà la logica. Il potere ce l'ho io. Eliminerò chi mi contraddice, e anche le contraddizioni. Comincerò da te, se necessario. La tua prima parola per salutare il mio ritorno è stata il Tesoro. Te lo ripeto, non si possono mettere il Tesoro e la vita sulla stesso piano. Incrementare l'uno è svalutare l'altra. Tu hai già fatto la tua scelta. E io accetto il tuo gioco. Gioco con le tue carte.
(Pausa. Con calma) Del resto, il mio piano nella sua semplicità, è geniale. Hai tre secondi per sparire. Sto contando: uno...

L'intendente sparisce."

***nota: Caligola era scomparso per tre giorni all'annuncio della morte della sorella-amante Drusilla

Albert Camus: Caligola
Bompiani, Milano - 1983
traduzione di Franco Cuolo
pag. 9

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sabato 29 novembre 2008

ultimo pasto

"Neighbour: Be', questo non è il suo ultimo pasto, se t'interessa. Mangerà ancora stasera e poi c'è la colazione domani mattina, e questa almeno non gliela invidierò di sicuro, con quello stufato di corda che viene dopo, e con il budino alla leva e il trabocchetto per dolce. E poi, non sei mica corso anche tu come tutti gli altri a vedere cosa gli davano?

A.
Se l'ho fatto non è mica perché fossi invidioso.

B.
Naturale, siamo andati tutti a vedere. Tanto per far qualcosa di diverso dal solito, in 'sto dannato buco dove non succede mai niente."

(L'impiccato di domani)

Brendan Behan: L'impiccato di domani / L'ostaggio - Due commedie drammatiche
Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano - 1960

traduzione di Gigi Lunari
pag. 71


catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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martedì 18 novembre 2008

distruggere ciò che non possiamo foggiare

"Tu puoi accendere le stufe con la torba, e le rimesse costruirle in pietra. Va bene, lo ammetto, abbatti foreste, se è necessario, ma perché sterminarle? Le foreste russe scricchiolano sotto l'ascia, periscono miliardi di alberi, sono devastati i rifugi delle bestie e degli uccelli, si insabbiano e seccano i fiumi, scompaiono senza rimedio meravigliosi paesaggi, e tutto questo perché all'uomo indolente manca il buon senso di ricavare dalla terra il combustibile. (A Elèna Andrèevna) Non è vero, signora? Bisogna essere barbari sconsiderati, per ardere nella stufa questa bellezza, per distruggere ciò che noi non possiamo foggiare. L'uomo è dotato d'intelligenza e di forza creativa per moltiplicare ciò che gli è dato, sinora però egli non ha creato, ma distrutto. Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta."

Anton Čechov: Zio Vanja
Giulio Einaudi editore, Torino - 1970

introduzione e traduzione di Angelo Maria Ripellino
pag. 28


catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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martedì 21 ottobre 2008

perché Bruto, figlio mio?

"If there be any in this assembly, any dear friend of Caesar's, to him I say that Brutus' love to Caesar was no less than his. If then that friend demand why Brutus rose against Caesar, this is my answer: Not that I loved Caesar less, but that I loved Rome more. Had you rather Caesar were living, and die all slaves, than that Caesar were dead, to live all free men? As Caesar loved me, I weep for him; as he was fortunate, I rejoice at it; as he was valiant, I honor him; but, as he was ambitious, I slew him. There is tears, for his love; joy, for his fortune; honour, for his value; and death for his ambition. Who is here so base, that would be a bondman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so rude, that would not be a Roman? If any, speak; for him have I offended. Who is here so vile, that will not love his country? If any, speak; for him have I offended. I pause for a reply."

William Shakespeare: Julius Caesar
T.S. Dorsch, London - 1972

pagg. 78-79

catalogazione: una delle librerie in soggiorno

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domenica 17 agosto 2008

il monumento si potrà visitare?

"CIRANO: È assai ben poca cosa! Se ne potevano dire... ma ce n’erano a josa, variando di tono. - Si potea, putacaso, dirmi, in tono aggressivo: 'Se avessi un cotal naso, immediatamente me lo farei tagliare!'

Amichevole: 'Quando bevete, dee pescare nel bicchiere: fornitevi di un qualche vaso adatto!

Descrittivo: 'È una rocca!... È un picco! ... un capoaffatto... Ma che! l’è una penisola, in parola d’onore!'


Curioso: 'A che serve quest’affare, o signore? forse da scrivania, o da portagioielli?'

Vezzoso: 'Amate dunque a tal punto gli uccelli che vi occupate con amore paterno di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno!'

Truculento: 'Ehi, messere, quando nello starnuto il vapore del tabacco v’esce da un tal imbuto, non gridano i vicini al fuoco nella cappa?'

Cortese: 'State attento, che di codesta chiappa il peso non vi mandi per terra, a capo chino!'

Pedante: 'L’animale che Aristofane vuole si chiami ippocampelofantocamaleonte tante ossa e tanta carne ebbe sotto la fronte!'

Arrogante: 'Ohi compare, è in moda quel puntello? Si può infatti benissimo sospendervi il cappello!'

Enfatico: 'Alcun vento, o naso magistrale, non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!'

Drammatico: 'È il Mar Rosso, quando ha l’emorragia!'

Lirico: 'È una conca? Siete un genio del mare?'

Semplice: 'Il monumento si potrà visitare?'

Rispettoso: 'Soffrite vi si ossequii, mesere: questo sì che vuol dire qualcosa al sole avere!'

Rustico: 'Ohé, corbezzole! Dagli, dàgli al nasino! È un cavolo gigante o un popon piccolino?'

Militare: 'Puntate contro cavalleria!'

Pratico: 'Lo vorreste mettere in lotteria? Sarebbe il primo lotto!'

O in fin parodiando Piramo, tra i singhiozzi: 'Eccolo, l’esecrando naso che la bellezza del suo gentil signore distrusse! Or ne arrossisce, guardate, il traditore!' Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste se qualche po’ di spirito e di lettere aveste. Ma di spirito, voi, miserrimo furfante, mai non ne aveste un’oncia, e di lettere tante quanto occorrono a far la parola: cretino! Aveste avuto, altronde, l’ingegno così fino da potermi, al cospetto dell’inclita brigata, servirmi tutti i punti di questa cicalata, non ne avreste nemmeno la metà proferito del quarto d’una sillaba, ché, come avete udito, ho vena da servirmeli senz’alcuna riserva, ma non permetto affatto che un altro me li serva."

Edmond Rostand: Cirano de Bergerac
Arnoldo Mondadori editore, Milano - 1985

traduzione di Mario Giobbe

pagg. 45-46

catalogazione: una delle librerie in soggiorno




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martedì 8 luglio 2008

Shakespeare

"Per rispondere ora a una domanda ovvia, questo libro è stato scritto non tanto perché il mondo avesse bisogno di un altro volume su Shakespeare, quanto perché ne aveva bisogno il mio Editore. L'idea è semplice: vedere cosa possiamo sapere, sapere per davvero, di Shakespeare grazie ai dati in nostro possesso. Il che, ovviamente, è uno dei motivi della snellezza di questo volume."


Bill Bryson: Il mondo è un teatro

Ugo Guanda editore, Milano - 2008

traduzione di Stefano Bortolussi
pag. 33


catalogazione: libro (di Simonetta) attualmente senza fissa dimora

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sabato 19 aprile 2008

nuovi governanti

"Papà Ubu: Prima di tutto devo riformare la giustizia, dopo di che procederemo con le finanze.
Molti Magistrati: Noi ci opponiamo ad ogni cambiamento.
Papà Ubu: Merde! Innanzi tutto i magistrati non saranno più pagati.
Quattro Magistrati: E di che vivremo? Siamo poveri, noi.
Papà Ubu: Avrete le multe che comminerete e gli averi dei condannati a morte.
Un Magistrato: Che cosa orribile!
Secondo: Infame.
Terzo: Scandalosa.
Quarto: Indegna.
Tutti: Ci rifiutiamo di giudicare in simili condizioni.
Papà Ubu: Alla botola, i magistrati!
(Si dibattono invano.)
Mamma Ubu: Eh! Che fai, Papà Ubu? Chi farà giustizia?
Papà Ubu: Tò! io. Vedrai come funzionerà.
Mamma Ubu: Sì, meravigliosamente
Papà Ubu: Avanti, statti zitta, pappona. Ed ora noi, signori, andiamo ad occuparci delle finanze.
Phinanzieri: Non c'è niente da cambiare.
Papà Ubu: Come! Voglio cambiar tutto, io. Prima di tutto voglio tenermi la metà delle imposte.

Alfred Jarry: Tutto il teatro
Newton Compton editori, Roma - 1982
traduzioni di L. Barletta, L. Chiavarelli, L. Crepax, O. Vavrà

pagg. 150-151


catalogazione: libreria in ingresso


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