John L. Stirk: Stretching strutturale
Red./Studio Redazionale, Como - 1991
traduzione di Giovanna Nobile
pag. 15
catalogazione: libreria in ingresso
"Il parto in acqua: una migliore partenza per la vita?
"Davanti a me vidi un teschio di indio intatto, che i due uccelli dovevano aver dissotterrato. Mi misi a sedere, tenendo il teschio su un ginocchio, e mentre lo contemplavo fumai un'altra sigaretta. Mi chiedevo che tipo d'uomo fosse stato quell'indio scomparso. Me lo immaginavo acquattato sulla spiaggia che scheggiava con attenzione e perizia una pietra per farne una di quelle belle punte di freccia che ora mi cricchiavano e ciangottavano in tasca. Me lo immaginavo, con la bella faccia bruna e gli occhi scuri, i capelli spioventi sulle spalle e il gran mantello di pelle di guanaco stretto intorno alla figura impettita, mentre stava in groppa a un cavallo selvaggio i cui zoccoli non conoscevano ferratura. Fissai lo sguardo nelle orbite vuote e desiderai ardentemente di aver conosciuto l'uomo che aveva prodotto cose belle come quelle punte di freccia. Mi domandai se non dovessi portare quel teschio con me in Inghilterra e metterlo al posto d'onore nel mio studio, circondato dai suoi artistici prodotti. Ma poi mi guardai attorno e scartai l'idea. Il cielo era ormai di un vivido azzurro agonizzante, con ditate di nuvole rosa e verdi, e il vento faceva colare la sabbia in minuscoli rivoletti con un sibilo gentile. Gli strani cespugli dall'aspetto stregonesco scricchiolavano in maniera piacevolmente musicale. Sentivo che all'indio non sarebbe dispiaciuto condividere il luogo dell'estremo riposo con le creature di quella che un tempo era stata la sua terra, i pinguini e gli armadilli. Così scavai una buca nella sabbia, vi misi il teschio e con delicatezza lo coprii. Quando mi rialzai nell'oscurità che stava rapidamente addensandosi, tutto quel luogo mi parve intriso di tristezza, e sentii molto vicina la presenza degli indios scomparsi. Ero quasi convinto che se mi fossi guardato rapidamente alle spalle ne avrei visto uno a cavallo, nero contro il cielo colorato. Scacciai quella sensazione come frutto di pura fantasia, e feci ritorno alla Land Rover."
"Questa politica di un paziente per letto era nuova. Fino all'instaurazione della Repubblica, non era insolito che fossero ammassati sotto le stesse lenzuola anche quattro, cinque o perfino sei persone di entrambi i sessi. Ciò significava, ovviamente, che nei periodi di pestilenza un paziente appena arrivato aveva buone probabilità di svegliarsi nel buio della notte stretto tra cadaveri ormai rigidi. Era una varietà di orrori che avrebbe costituito il paradiso di un necrofilo, ma per tutti gli altri era un'anteprima dell'inferno."
"Vedremo nel capitolo seguente che una lesione, dovunque si localizzi, tende ad organizzare dei compensi sopra o sotto-stanti, secondo precise leggi della fisiologia articolare.
"Important psychophysiologic mechanisms are involved in the maintenance of equilibrium and the orientation of our bodies to the external world. Early in life we come to coordinate parts of our bodies in relation to one another and to perceive that portion of space occupied by our bodies. We construct from these integrated sensory data a general concept that has been designated by Russell Brain as the body schema. The space around our body is represented by another set of data, the environmental schema. These two schemata are neither static nor independent; they are constantly being modified and adapted to one another; their interdependence is ascribed to the fact that the various sense organs which supply the information on which the two schemata are based are usually activated simultaneously by any body movement."
"Le cornacchie tingevano di nero, carbonizzandoli, i verdi pendii a settentrione. I fischioni alzavano la voce nel secco ticchettio delle squallide canne di palude, un suono allegro ed esplosivo, che solo la nebbia e la distanza possono contrastare o affievolire. Un chiurlo morto giaceva intatto sull'argine, a pancia in su, col collo spezzato. Le frastagliate estremità dell'osso avevano bucato la pelle. Quando ho sollevato quel corpo molle e bagnato, le lunghe ali si sono aperte come due ventagli. I corvi non gli avevano ancora tolto dagli occhi il luccicchio del fiume. L'ho rimesso dov'era. Il pellegrino che l'aveva ucciso avrebbe potuto tornare a mangiarlo quando me ne fossi andato, e la sua morte non sarebbe stata inutile. In mezzo all'acquitrino un cigno - colpito al petto da una schioppettata - era stato lasciato là a marcire. Era untuoso, pesante da sollevare e puzzava. Il ritrovamento di queste due carcasse ha lasciato un segno sullo splendore della giornata, che è finita in una muta desolazione di nubi mentre il vento cadeva e il sole tramontava."
"Dalla scoperta del fuoco in poi, era inevitabile che l'uomo dividesse tutte le sostanze in due categorie: quelle che bruciavano e quelle che non bruciavano. I principali combustibili dell'antichità erano il legno e il grasso, o l'olio. Il legno era un prodotto del mondo vegetale, mentre il grasso e l'olio erano prodotti sia del regno animale, sia del regno vegetale. In generale, le sostanze appartenenti al regno minerale, come l'acqua, la sabbia e le varie rocce, non bruciavano. Avevano, anzi, la tendenza a spegnere il fuoco.
"Il fatto che, nelle epoche passate, si usassero gli inabili congeniti come oggetti di divertimento non costituisce motivo di vanto per le consuetudini dei nostri ascendenti. In ogni modo, le classi elevate effettivamente dimostravano una costernante indifferenza nei confronti degli essere umani ai quali era toccata la disgrazia di nascere con difetti fisici. Carlo IX di Francia 'collezionò' nove nani, doni del re di Polonia e dell'imperatore di Germania. Evidentemente, concentrare nel proprio ambiente domestico e mettere in vista le sofferenze umane era stimato simbolo di raffinatezza estrema. Testimoniava l'appartenenza a un rango elevato il poter intrattenere gli ospiti conducendoli in visita a un reparto privato di teratologia. In confronto a una simile usanza, che ci colpisce oggi quale cruda barbarie, i costumi contemporanei sono davvero altamente civili. Ma si potrebbe anche sostenere che fosse allora in atto un meccanismo mentale che rendeva i nostri progenitori particolarmente insensibili alle avversità dei loro simili. Forse essi nei deformi non vedevano affatto degli esseri umani; poiché un impulso oscuro, irrazionale, ci forza a interporre un abisso tra noi e il mostruoso. Questa barriera concede un margine di sicurezza alla nostra esistenza, oltre il quale allignano l'inimmaginabile, il caos, la minacciosa anomalia."
"«Noi diciamo, nel linguaggio comune, che, quando lanciamo i dadi, dipende dal caso quale faccia resterà di sopra; ma se potessimo osservare con precisione la loro posizione nel bicchiere prima di scuoterlo, la direzione della forza applicata, la sua quantità, il numero di rotazioni impresse al bicchiere e la curva lungo la quale il moto fu fatto, il modo di fermare il moto e la linea in cui i dadi furono gettati, le facce che resteranno di sopra potrebbero essere oggetto di una predizione certa.» (Charles Bell)"
"- Eh sì, i numeri sono creature davvero fantastiche. Sai, in fondo di banali non ce ne sono. Ciascuno ha un suo profilo, i suoi segreti. Non si riesce mai a scoprire tutti i loro trucchetti. Ad esempio il serpentone di nove dietro lo zero e la virgola che non finisce mai, e che però è come un semplice uno. E poi ce ne sono molti altri che sono ancora più indisciplinati e dietro la virgola fanno i matti. Sono i numeri irragionevoli. Si chiamano così perché non stanno alle regole del gioco."
"Le filastrocche e le iniziali sono esempi di strategie interne verbali. Pure verbale è un racconto che racchiuda in sé le informazioni che si vogliono ricordare. Ad esempio, un mio collega che voleva ricordare la strada per andare dalla Cattedrale di San Paolo, a Londra, alla stazione di Liverpool, passando per Cannon (cannone) Street, Threadneedle (ago infilato) Street, e Broad (larga) Street, elaborò questa storiella: «Un cannone sparò per il compleanno della regina Vittoria, che stava infilando un ago per aggiustare una gonna che le era diventata larga»."