Francesco Petrarca: Le senili
Riccardo Ricciardi/Giulio Einaudi editori, Milano-Napoli e Torino - 1976
traduzione di Giuseppe Fracassetti
pag. 113
catalogazione: una delle librerie in soggiorno
esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile. Perché persino là, accanto ai camini, nell'intervallo tra i tormenti c'era qualcosa che assomigliava alla felicità."
"Cammino sul selciato del piccolo paese di Collevecchio, mentre le colline profumano intorno di cenere e legna, dolci e sinuose, con una grazia antica, quando all'improvviso mi coglie un battito d'ali e alzo lo sguardo verso il cielo: di un azzurro pulito, un campanile a penetrare l'aria fresca delle prime ore del mattino, le campane nient'altro che vibrazioni lanciate nello spazio su cui si adagia il cuore.
"Pantani.
"Poiché l'io è al tempo stesso attore e giudice delle proprie azioni e il metro con cui le misura è da lui stesso costruito, la probabilità che il giudice-attore sia rigorosamente imparziale è molto modesta. Del resto noi siamo forme che la natura casualmente produce. Una bella canzone che si cantava a Parigi nelle 'caves' frequentate da giovani e da poeti, diceva: 'Je suis comme je suis, je suis faite comme ça'. Non significa assolver tutto. Ma da che cosa poi? Chi non cerca compense ultraterrene aspira soltanto all'innocenza dell'albero della vita. E i frutti di quell'albero, vedi che cosa strana, puoi gustarli soltanto quando sei più prossimo alla morte."
"Soffriva di due mali opposti: il male della tenebra e il male della luce. Quasi ogni sera, quando erano le undici e l'oscurità lambiva le cieche finestre, cominciava ad augurarsi che fossero le undici del giorno dopo. Camminava su e giù per la camera, guardava il letto, guardava nello specchio, spaventata da quella ragazza con gli occhi febbrili, si domandava se la candela le sarebbe bastata fino alla luce, e poi si sedeva fissando il tappeto - così a lungo, che soltanto per caso rialzava gli occhi. Si stendeva tra le coperte, mentre Ida Baker dormiva su un sofà nella stanza per proteggerla dall'orrore del buio; e la mattina le pareva di essere stata sferzata attraverso cento letti senza aver trovato dove acciambellarsi. Se la tenebra era l'orrore, anche la luce poteva esserle nemica. La luce brutale entrava dalle finestre, la feriva, l'accecava, la raggiungeva in ogni angolo, come se in tutto il mondo posseduto dal sole non ci fosse luogo dove nascondersi."
"In fatto di cagòdromi, da filobritannico divento filoturco. Il gabinetto all'inglese ha peggiorato il carattere di questi poveri civilizzati. C'è anche un motivo più profondo per preferire quello alla turca: il suo grandissimo uso esorcistico (Nordafrica, arabi, ebrei d'Oriente)."
"L'esperienza non si trasmette. È una proprietà rigorosamente privata che non ha mercato, non può essere comprata o venduta o scambiata, non può essere acquisita in nessun modo da avventori estranei. Mettersi nei panni degli altri è un esercizio impossibile e un'esortazione vana. Ciascuno si tiene i propri e anche i preti dicono unicuique suum. Ciascuno è chiuso entro confini impenetrabili (monade senza finestre) come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano."
"Davanti a me vidi un teschio di indio intatto, che i due uccelli dovevano aver dissotterrato. Mi misi a sedere, tenendo il teschio su un ginocchio, e mentre lo contemplavo fumai un'altra sigaretta. Mi chiedevo che tipo d'uomo fosse stato quell'indio scomparso. Me lo immaginavo acquattato sulla spiaggia che scheggiava con attenzione e perizia una pietra per farne una di quelle belle punte di freccia che ora mi cricchiavano e ciangottavano in tasca. Me lo immaginavo, con la bella faccia bruna e gli occhi scuri, i capelli spioventi sulle spalle e il gran mantello di pelle di guanaco stretto intorno alla figura impettita, mentre stava in groppa a un cavallo selvaggio i cui zoccoli non conoscevano ferratura. Fissai lo sguardo nelle orbite vuote e desiderai ardentemente di aver conosciuto l'uomo che aveva prodotto cose belle come quelle punte di freccia. Mi domandai se non dovessi portare quel teschio con me in Inghilterra e metterlo al posto d'onore nel mio studio, circondato dai suoi artistici prodotti. Ma poi mi guardai attorno e scartai l'idea. Il cielo era ormai di un vivido azzurro agonizzante, con ditate di nuvole rosa e verdi, e il vento faceva colare la sabbia in minuscoli rivoletti con un sibilo gentile. Gli strani cespugli dall'aspetto stregonesco scricchiolavano in maniera piacevolmente musicale. Sentivo che all'indio non sarebbe dispiaciuto condividere il luogo dell'estremo riposo con le creature di quella che un tempo era stata la sua terra, i pinguini e gli armadilli. Così scavai una buca nella sabbia, vi misi il teschio e con delicatezza lo coprii. Quando mi rialzai nell'oscurità che stava rapidamente addensandosi, tutto quel luogo mi parve intriso di tristezza, e sentii molto vicina la presenza degli indios scomparsi. Ero quasi convinto che se mi fossi guardato rapidamente alle spalle ne avrei visto uno a cavallo, nero contro il cielo colorato. Scacciai quella sensazione come frutto di pura fantasia, e feci ritorno alla Land Rover."
"a Martha Bernays
"Occhiali neri, berretto di feltro con visiera e fronzoli d'oro, di quelli da ammiraglio americano, con il suo nome da una parte e quello della linea di navigazione dall'altra, baffi radi e spioventi, e una grande bocca piena di dentoni bianchissimi. Aveva navigato in tutti gli angoli del mondo e parlava l'olandese, la lingua dei colonizzatori, per i quali però non aveva alcun rispetto. «Sono stati qui per trecento anni e che cosa hanno lasciato? Le palme!» disse indicando una fila di belle chiome contro il cielo. Parlava anche un ottimo inglese e aveva un giudizio molto sommario ma preciso sulle donne dei vari paesi: splendide le italiane, seducenti le spagnole, professionali le francesi; orribili invece le nordiche, tutte le nordiche. «È la pelle... quella pelle bianca che mi fa ribrezzo», diceva."
"Generally young people who had to be disciplined for failing to fetch firewood, or failing to milk the animals or work in the gardens were singled out by the elders. But they were not reprimanded directly; the elders would report the child to his mother and she would have to call him to order. If the mother resisted the disciplining of her child she could be driven out of the village, and kept out for some time, even for months. I can remember this happening in our family. I had neglected our animals one day but notwithstanding that my mother gave me food that evening. My mother was considered far too protective towards a boy who had done no work and we had both to spend three days out of the village, my brothers were left alone and our gardens untended. This was an admonition that could not be taken lightly. In our custom this is not really a harshness directed against the women, but an insistence that women are the custodians of the children, and their educators: if the children misbehaved it was their mother who had to be shown the error of her ways."
"Il Medioevo fu fertile di mostri. Uno dei più curiosi è un granchiolino bizzarro rimasto incastonato, come uno di quei fossili che screziano certi minerali, nella famosa Ballade des dames du temps jadis di François Villon. In quel nostalgico elenco di belle donne, tra Flora la bella romana e Taide, si nomina Archipiada, cioè Alcibiade, che si trova così, come Achille tra le figlie di Licomede, a indossar gonnella e a recitare una parte femminile. La colpa dell'abbaglio è dei traduttori e dei commentatori medievali di Boezio. Una versione francese dello scorcio del Dugento rende così un passo del De consolatione philisophiae: 'Quando ne vedessimo le viscere, il corpo di Alcipiades, donna bellissima al di fuori, ci apparirebbe molto brutto.' Il traduttore che, come tutti i traduttori, soffriva occasionalmente di allucinazioni, aggiunse di suo quella femme très belle par dehors."
"17 marzo 2006
"CXXIX — Ci devise de la provence de Aniu.
"Uno dei più probi romanzieri che siano mai esistiti, il vittoriano Anthony Trollope, ha scritto: «Il povero romanziere scopre di frequente di aver commesso errori nella sua descrizione delle cose in genere, e ciò gli viene rimproverato aspramente dai critici e amorevolmente dai suoi amici intimi. Gli vien fatto di parlare di cose di cui tralascia di apprendere la natura prima di parlarne, come dovrebbe fare un romanziere scrupoloso. Pesca salmone d'ottobre, o di marzo dà la caccia alle pernici. Le sue dalie fioriscono in giugno, e i suoi uccelli cantano d'autunno. Apre i teatri dell'opera prima di Pasqua, e fa sedere il Parlamento un mercoledì sera. E poi quelle terribili maglie della legge! Un benevolo pilota di tanto in tanto offrirà il suo aiuto al povero romanziere che non sempre ne sa fare un uso discreto»."