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giovedì 19 febbraio 2015

vade retro realtà





Molte cose che non esistono sono tra le più importanti della vita, non disprezzi nulla signor Silva, si aggrappi a una fantasia se è bella, che la realtà è fatta anche di questi momenti più furbi, nati dalla capacità di fuggire ogni tanto da essa.

Valter Hugo Mãe La macchina per fabbricare spagnoli
Neri Pozza editore-Vicenza 2013 pg. 199


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venerdì 2 luglio 2010

«Chiunque non legga Cortázar è condannato». Pablo Neruda

"Yo no sé, mira, es terrible cómo llueve. Llueve todo el tiempo, afuera tupido y gris, aquí contra el balcón con goterones cuajados y duros, que hacen plaf y se aplastan como bofetadas uno detrás de otro, qué hastío. Ahora aparece una gotita en lo alto del marco de la ventana; se queda temblequeando contra el cielo que la triza en mil brillos apagados, va creciendo y se tambalea, ya va a caer y no se cae, todavía no se cae. Está prendida con todas las uñas, no quiere caerse y se la ve que se agarra con los dientes, mientras le crece la barriga; ya es una gotaza que cuelga majestuosa, y de pronto zup, ahí va, plaf, deshecha, nada, una viscosidad en el mármol.

Pero las hay que se suicidan y se entregan enseguida, brotan en el marco y ahí mismo se tiran; me parece ver la vibración del salto, sus piernitas desprendiéndose y el grito que las emborracha en esa nada del caer y aniquilarse. Tristes gotas, redondas inocentes gotas. Adiós gotas. Adiós."



"Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia. Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si spiaccicano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia. Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, vibra un attimo contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce si ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta. Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.
Ma ci sono quelle che si suicidano e si abbandonano subito, spuntano sul riquadro e di lì si gettano giù; mi pare di vedere la vibrazione del salto, le loro gambette che si staccano e il grido che le ubriaca nel nulla della caduta e dell’anichilimento. Tristi gocce, rotonde innocenti gocce. Addio gocce. Addio."

Julio
Cortázar: Storie di cronopios e di famas
Giulio Einaudi editore, Torino - 2005
traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini
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mercoledì 30 giugno 2010

fare quello che non si può fare a meno di fare...

"-Angela, mia cara e dolce Angela, ormai non è possibile altrimenti, devo fare quello che non posso fare a meno di fare. Ma domani, domani le tue preoccupazioni saranno finite. Per l'eterna potenza che ci governa, ti giuro che oggi gioco per l'ultima volta! Sta' tranquilla, bambina mia, dormi, sogna giorni felici, sogna una vita migliore che ti attende, e sarà questo il modo di portarmi fortuna.-
E il cavaliere baciò sua moglie scappando via a precipizio.
Due giri di carte e il cavaliere aveva perduto tutto, tutto!"

E.T.A. Hoffmann: Il giocatore fortunato
Passigli editori, Firenze - 1985
traduzione di Rosina Spaini
pag. 38

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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martedì 22 giugno 2010

la metà migliore del mio cuore è in pericolo!

"Il bastone si trasformò immediatamente in un puledro rosso di San Thégonec, strigliato, sellato, imbrigliato con un nastro per orecchio e un pennacchio azzurro sulla fronte.
Bellah balzò in sella senza esitare. Il puledro partì dapprima al passo, poi al trotto, poi al galoppo; e correva così veloce che i fossati, gli alberi, le case, i campanili passavano davanti agli occhi della fanciulla come i bracci di un arcolaio. Ma lei non si lagnava, ben sapendo che ogni passo la portava più vicino al suo caro Houarn: al contrario spronava il cavallo ripetendo:
'Il cavallo va meno veloce della rondine, la rondine meno veloce del vento, il vento meno veloce del lampo; ma tu, mio bel puledrino, se mi vuoi bene, bisogna che corra più veloce di tutti; perché io ho una parte del mio cuore che soffre, la metà migliore del mio cuore che è in pericolo.'"

AA.VV.: Leggende della Bretagna misteriosa
Arcana editrice, Milano - 1986
prefazione di Gwenc'hlan Le Scouëzec
pag. 145

catalogazione: libreria bianca in soggiorno


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lunedì 21 giugno 2010

il giorno di papà

"Mentre si dirigevano verso la macchina, che distava trecento metri, Marcia indulse all'istrionismo per divertire i bambini, barcollando sui tacchi, con grida e respiri affannosi, fingendo di evitare una caduta in montagna.
- Perché ridete? - gridò loro. - Smettetela subito. Vostra madre si sta arrampicando sul Matterhorn e tutto quello che voi sapete fare è sghignazzare, piantatela, ho detto. Vi trasformerò in zucche. Chiamerò Belzebù per farvi mettere nell'olio bollente -. I bambini scoppiarono a ridere e si dimenarono, torcendosi dalle risate. - Venite qui, tornate indietro, aiutatemi. Vostra madre è perduta, iene sghignazzanti, babbuini, sciacalli, scarafaggi, sciagurati!
Entrarono in macchina e, durante il tragitto verso casa, mantennero un silenzio festoso, interrotto solo da qualche leggero sospiro e dal singhiozzo di Jacob. - Sei ubriaco, giovanotto, - disse Marcia, tirando fuori dalla macchina il bambino più piccolo.
- È il giorno di papà, il giorno di papà, il giorno di papà, - e tutti e tre si misero a suonare il campanello un centinaio di volte.
- Siete scatenati, - disse il padre. - Stamane date i numeri -. I bambini gli colmarono le braccia di fiori.
- Sono stato su un asinello.
- Ho bevuto una Coca Cola.
- La mamma si è arrampicata sulla montagna."

Arnold Wesker: Sei domeniche di gennaio
Giulio Einaudi editore, Torino - 1974
traduzione di Betty Foà
pagg. 116-117

catalogazione: una delle librerie in soggiorno
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domenica 20 giugno 2010

la locanda

"Oltre alla posizione vantaggiosa, la locanda in questione aveva numerosi pregi: un'acqua eccellente in due pozzi profondi con le ruote cigolanti e i secchi di ferro alle catene; un ampio cortile circondato da tettoie di legno che poggiavano su grossi pilastri; scorte abbondanti di ottima avena nella cantina; un'isba calda con un'immensa stufa russa dalla quale sporgevano, come spalle di un gigante, lunghe canne fumarie e, infine, due stanzette abbastanza pulite rivestite di una carta rossastra un po' strappata in basso, un divano di legno dipinto, sedie uguali e due vasi di geranio alle finestre che, del resto, non si aprivano mai ed erano scure per la polvere pluriennale. La locanda offriva altre comodità ancora: il maniscalco era vicino, il mulino si trovava praticamente a due passi; infine ci si poteva mangiar bene grazie alla cuoca paffuta e rubiconda che preparava piatti grassi ed appetitosi senza risparmiare sul condimento; la bettola più vicina distava soltanto mezza versta e il tabacco da fiuto venduto dal padrone, anche se mescolato con la cenere, era straordinariamente forte e pizzicava gradevolmente il naso."

Ivan S. Turgenev: Opere 1
Primo amore e altri racconti 1847-1883
Editori Riuniti, Roma - 1988
traduzione di Giuseppina Cavallo
pagg. 95-96

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mercoledì 16 giugno 2010

tutto ritorna...

"Anche questo ho imparato dal fiume: tutto ritorna!"

Hermann Hesse: Siddharta
Adelphi edizioni, Milano - 1975
traduzione di Massimo Mila
pag. 73

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martedì 15 giugno 2010

era sicuro... non aveva mai ucciso nessuno!

"«A proposito,» aggiunse, evidentemente all'improvviso «che ne dici dello scandalo Rolf?».

«Scandalo Rolf?». Robert trasalì. Che significa 'scandalo Rolf'? Era forse qualcosa che lo riguardava? Era implicato in qualche cosa senza saperlo? Paula? Sono partite ieri, sia la madre che la figlia. Era del tutto escluso che avesse ucciso Paula. Contegno, calma! Che significava di nuovo tutto questo?! Non aveva mai ucciso nessuno. Era sicuro, lo sapeva... mai. «Di che scandalo si tratta?» domandò con calma."

Arthur Schnitzler: Fuga nelle tenebre
Adelphi edizioni, Milano - 1981
traduzione di Giuseppe Farese
pag. 67

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giovedì 10 giugno 2010

il paesaggio della mente

"Mentre affrettava il passo, si invitò a prestare attenzione a quanto aveva davanti, vale a dire alla natura. Se si guardava senza vedere la passeggiata si riduceva alla solita cosa: alla solita soggettività. Il suo vantaggio, a parte fare del moto, era la possibilità di modificare il paesaggio della mente"

Bernard Malamud: Le vite di Dubin
Minimum fax, Roma - 2009
traduzione di Bruno Oddera e Giovanni Garbellini
pag. 32

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lunedì 7 giugno 2010

non si può tener lontana la luce della Stampa!

"Ci sono da fare mille cose che ancora non sono state fatte e io le farò. Le notizie mondane da ogni angolo della terra, fornite dagli stessi membri più eminenti (oh, loro si possono convincere... vedrete!) di giorno in giorno, di ora in ora, servite a colazione su ogni tavolo degli Stati Uniti... ecco cosa vuole il popolo americano, ed ecco ciò che il popolo americano avrà. Questo non lo rivelerei a tutti, ma non mi spiace dirlo a voi: credo di avere intuito più di chiunque altro ciò che in futuro ci chiederà il pubblico americano. Andrò alla ricerca dei segreti, le chroniques intimes, come dicono qui; la gente vuole proprio ciò che non si dice e io ho intenzione di darglielo."

Henry James: Il Riflettore
Giulio Einaudi editore, Torino - 1976
traduzione di Mario Manzari
pag. 59

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domenica 6 giugno 2010

Karras non era Steve!

"Gli diede un colpetto sul petto. Karras aveva una corporatura impeccabile per essere un uomo di quasi cinquant'anni. Al contrario di Steve, che era sempre stato un po' troppo robusto di costituzione. Lei lo chiamava 'l'Orso', perché sembrava davvero enorme quando le dormiva accanto. Le piaceva stare con un uomo un po' in carne. Karras aveva un bel viso, la schiena dritta, e il ventre piatto. Anche alla sua età, era il tipo d'uomo che per la strada le donne notavano e su cui si interrogavano. Ma Karras era sempre triste. Non aveva il sorriso di Steve, quel sorriso che esprimeva l'apprezzamento per il momento presente e per le persone con cui lo condivideva. No, Karras non era Steve. Ma lei si stava abituando ad averlo intorno."

George Pelecanos: Vendetta
la biblioteca di Repubblica, Roma - 2004
traduzione di Stefano Tettamanti
pag. 73

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venerdì 4 giugno 2010

dans le noir profond

"Nous nous sommes embrassés...

Et puis, et puis, et puis, comme, il y a longtemps, dans les granges de notre adolescence, dans les chambres de bonne, sur le sable des bains de minuit. Sans se voir. Pas les yeux fermés. Comme les premières fois. Non. Dans le noir profond.

Parce qu'ailleurs, tout autour de nous, c'était la nuit."

Jean-Bernard Pouy: Train perdu, wagon mort
Éditions La Vie du Rail/Points, Paris - 2008
pag. 72

catalogazione: libreria di fronte al divano
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lunedì 31 maggio 2010

marescialli di Aria Fritta

"Finirò col perdervi!... ah, quest'esasperante mania dei vecchi di farsi sberluccicare con la loro gioventù, le minime futilità, pipì di traverso, tosse asinina durante l'allattamento, i loro pannolini sporchi... io che li vedo tutti i giorni nel mio solito giornale, fotografati di schiena, faccia, profilo, così contenti di sé, tutti di carne vizza, fanoni temporali in rotta così maturi per la vivisezione e così felici di essere tanto viziati, divi ammirati quanto il ladro di bambini della rue Torchon e la superstella Brillantina... formidabili Governatori di qua... fantastici marescialli di Aria Fritta... li manderei tutti alla tavola di marmo, a mostrarci il loro bazar pineale, pancreas, prostata, per vedere un po' com'è fatto il tagliuzzato chiacchierone, il suo io autenticissimo, al naturale..."

Louis-Férdinand Céline: Rigodon
Aldo Garzanti editore, Milano - 1974
traduzione di Ginevra Bompiani
pag. 178

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venerdì 28 maggio 2010

una progressiva dimenticanza

"Ho sempre avuto la sensazione di essere vissuto in altri tempi e in altri luoghi; e che nel mio essere vivessero altre persone. Credo che anche ai miei lettori possa accadere di provare la stessa cosa. Basterà che risalgano col pensiero alla loro fanciullezza, perché la consapevolezza di cui sto parlando, torni loro in mente. Nell'infanzia, non ancora formate né cristallizzate, la nostra identità, e la nostra coscienza, subivano un processo di continua evoluzione e inoltre andavano inevitabilmente soggette a una progressiva dimenticanza."

Jack London: Il vagabondo delle stelle
Adelphi edizioni, Milano - 2005
traduzione di Stefano Manferlotti
incipit
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lunedì 17 maggio 2010

sole di mezzanotte

"Un changement singulier avait eu lieu dans l'atmosphère; de vagues teintes roses se mêlaient, par dégradations violettes, aux lueurs azurées de la lune; le ciel s'éclaircissait sur les bords; on eût dit que le jour allait paraître. Octavien tira sa montre; elle marquait minuit. Craignant qu'elle ne fût arrêtée, il poussa le ressort de la répétition; la sonnerie tinta douze fois: il était bien minuit, et cependant la clarté allait toujours augmentant, la lune se fondait dans l'azur de plus en plus lumineux; le soleil se levait."

Théophile Gautier: Contes fantastiques
Éditions José Corti, Paris - 1972
pag. 232

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mercoledì 12 maggio 2010

sono io!

"Il poverino tremava. Non accennò a fuggire. Jody non osava muoversi. Bisbigliò: 'Sono io'.

Il capriolo alzò il muso e lo fiutò. Adagio adagio Jody allungò la mano e gliela posò sul collo. Il contatto lo fece delirare di piacere. Si spostò pian piano avanti sui ginocchi finché gli fu accosto. Gli circondò il corpo con le braccia. Il piccolo ebbe un leggerissimo sobbalzo ma non si mosse. Jody lo accarezzò sui fianchi con la delicatezza di mosse che avrebbe usato se la bestiola fosse stata di vetro e avesse temuto di romperla."

Marjorie Kinnan Rawlings: Il cucciolo
traduzione di Carlo Coardi
casa editrice Valentino Bompiani, Milano - 1965
pag. 125

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lunedì 10 maggio 2010

un dolore disordinato

"Le moment arrivé, elle courut vers l'amoureux.

A sa place, elle trouva un de ses amis.

Il lui apprit qu'elle ne devait plus le revoir. Pour se garantir de la conscription, Théodore avait épousé une vieille femme très riche, Mme Lehoussais, de Tocques.

Ce fut un chagrin désordonné. Elle se jeta par terre, poussa des cris, appela le bon Dieu, et gémit toute seule dans la campagne jusqu'au soleil levant. Puis elle revint à la ferme, déclara son intention d'en partir; et, au bout du mois, ayant reçu ses comptes, elle enferma tout son petit bagage dans un mouchoir, et se rendit à Pont-l'Évêque."

Gustave Flaubert: Trois contes
Garnier-Flammarion, Paris - 1965
pag. 33

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martedì 4 maggio 2010

esecutore d'ordini

"Credo avervi già detto, signori, che mia madre teneva in serbo un fidanzato per questa seconda figlia di Kharlof. Era uno dei nostri più poveri vicini, un maggiore in ritiro, certo Gavrilo Gitkof, uomo già maturo e, come diceva anche lui, non senza orgoglio 'battuto e rotto'.

Appena sapeva leggere e scrivere, e lo spirito non era in lui al di sopra dell'istruzione; nondimeno aveva la segreta speranza di divenir un giorno intendente generale dei beni di mia madre perché sentiva in sé il genio di un esecutore d'ordini.

«Di altre cose non posso vantarmi - diceva - ma per contar i denti ai contadini possiedo questa scienza in tutte le sue maggiori finezze. È nel servizio militare che ho avuto occasione di farne un profondo tirocinio.»"

Ivan S. Turghenev: Un re Lear della steppa
Passigli editori, Firenze - 1987
traduzione di ?
pag. 23

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domenica 2 maggio 2010

assenza irrimediabile

“Il lutto sposta le pietre ammucchiate dai bambini e le dispone intorno alla tomba. Il silenzio degli sguardi impietriti getta terra grigia sulla terra nera smossa dalla vanga del becchino. Di ritorno a casa il vuoto ci soffoca. Come se partissimo per un viaggio, chiudiamo le imposte e le porte. La casa è stata sigillata dall’assenza irrimediabile. Non esiste più. Non ci tornerò mai. Né andrò sulla sua tomba. Non è mia madre quella sottoterra. Mia madre è qui, la sento ridere e pregare, insiste perché si apparecchi la tavola, perché mangiamo ciò che lei ha impiegato ore a preparare, è in piedi, felice di vederci tutti riuniti intorno alle nostre pietanze preferite. Aspetta un complimento. Noi trangugiamo tutto con gioia e non le diciamo niente. Allora lei dice: i piatti sono vuoti, è la prova che quello che vi ho preparato vi è piaciuto. Mio fratello maggiore le dice: che Dio ti conceda la salute e ti conservi per noi, eterna, presente e felice del nostro amore. E noi diciamo sorridendo: Amen”.

Tahar Ben Jelloun: Mia madre, la mia bambina
Giulio Einaudi editore, Torino - 2006
traduzione di Margherita Botto
excipit
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giovedì 29 aprile 2010

depressione post-***

"Sembrava davvero stanco; aveva dei cerchi sotto gli occhi che non c'erano quando lei era salita in macchina.

- Si prova spesso una sensazione di delusione quando qualcosa è andata bene - osservò lui. - Il giorno che me ne andrò con quel contratto in tasca piomberò negli abissi della depressione. Mi capita sempre, quando la battaglia è vinta. L'avete mai provato?"

Evelyn Anthony: Albatros
Arnoldo Mondadori editore, Milano - 1983
traduzione di Lidia Perria
pag. 60

catalogazione: libreria bianca in soggiorno
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