domenica 22 febbraio 2009

proprio uno di quegli anni là...

L'asino sul campanile
(racconto morale)


Si racconta che tanti anni fa nelle campagne del milanese c'era una gran carestia, non che fosse una cosa strana, anzi. Bastava che piovesse più del solito e l'uva ammuffiva sui tralci o non piovesse e nei campi polverosi sembrava che il grano facesse fatica ad uscire dalla terra. Poi ci si mettevano le tempestate improvvise e violente di maggio e... insomma era proprio uno di quegli anni là.
I contadini erano tristi e scrutavano il cielo aspettando chissacché, attenti ad ogni piccolo segno della natura che potesse dare uno spiraglio di speranza.
Niente, il cielo era implacabilmente vuoto, il sole picchiava feroce sulla terra trasformata sempre più in un'immensa pietraia.
Persino gli animali della stalla, quei pochi che erano rimasti, arrivata sera, cominciavano a lamentarsi: chi a ragliare, chi a muggire o a belare. Avevano fame anche loro e non si sapeva più cosa dare loro da mangiare.
Da un po' di tempo in qua i contadini si fermavano a capannelli nella piazza e guardavano là su in alto sul campanile che svettava sottile sopra le misere case del paese. In cima, proprio in cima, stava crescendo un bel ciuffetto d'erba che spiccava ardito sul cornicione più alto.
Una grande idea venne ai contadini: portar su un animale per fargli assaporare almeno quell’ultimo filo d'erba saporita.
Fu subito battaglia sul sagrato della chiesa per stabilire quale animale dovesse avere l'onore di fare questo prelibato spuntino. Chi perorava la causa del proprio asino (animale abituato ad ogni genere di fatiche), chi quella del bue (costretto a tirare l'erpice nei campi sassosi), chi quella di una capretta (così esile ed affamata da non dare più nemmeno il latte).
Alla fine, giacché le grida si sentivano fin dentro alla sagrestia, intervenne persino il Curato per vedere cosa stesse succedendo. Il risultato fu di rinfocolare il tumulto. Voleva metterci il becco anche lui su chi doveva salire sul "suo" campanile.
Si decise alla fine, dopo un'estenuante ed animata discussione, di estrarre a sorte, con la buschetta, quale animale dovesse essere il prescelto. Così fu estratto l'asino.
Ora bisognava farlo salire fin lassù.
I contadini quando ci si mettono trovano sempre una soluzione: tirarono una corda sulla trave di sostegno della campana e l'attaccarono alla cavezza dell'asino e... Tira, tira... La gente si affollava sotto, sembrava quasi che assaporasse il momento in cui l'asino sarebbe arrivato a prendere quel ciuffo d'erba.
Vedevano in quell’asino se stessi bastonati dalla vita, affamati e stanchi di stenti. Incitava gli uomini sempre più forte e quelli facevano una gran fatica a tirar su l'asino... o issa, o issaaa...
In tutto quel trambusto sembrava che quello che stesse meglio fosse proprio l'asino: in un primo momento scalciava, ragliava forte. Poi, man mano che saliva, sembrava quasi che ridesse, faceva di quei versi.
Ecco un ultimo sforzo, l'asino era giunto all'altezza delle campane, il ciuffetto d'erba svettava invitante sul cornicione.
Ma, che succede? L'asino aveva raggiunto il ciuffetto d'erba e non lo addentava? Come mai? La gente sotto rumoreggiava incredula.
Uno dei contadini salì sul campanile per verificare cosa stesse succedendo. Si affacciò dalla torre e gridò: - L'asino è morto strangolato, ecco perché rideva storto -.

Morale: quando si pensa di fare una cosa buona per gli altri (di asini si è parlato, ma è solo una metafora) occorre sempre usare mezzi altrettanto buoni
.


Guglielmo Gaviani: Traversagnetta
Il mio libro - 2009

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