"La macchina di Lucas era una distesa incredibile di vernice nera punteggiata d'oro e finiture in ottone lucido come uno specchio, con ua collezione di aggeggi barocchi la cui funzione Bobby poteva solo immaginarla. Uno era un'antenna a disco, decise, ma assomigliava più a un calendario atzeco a ruota. Poi si trovò dentro, mentre Lucas si lasciava chiudere dolcemente la portiera alle spalle. I finestrini erano così scuri che fuori sembrava quasi notte, un incubo indaffarato dove la folla dei Progetti si aggirava intenta ai suoi affari mattutini. L'interno del veicolo era un unico grande spazio con tappeti dai colori vivaci e cuscini di pelle, e non sembrava esserci un posto particolare dove sedersi. E neppure un volante; il cruscotto era un pannello di pelle privo di qualsiasi comando. Bobby guardò Lucas, che si stava slacciando la cravatta nera. 'Come si fa a guidarla?'"
William Gibson: Giù nel ciberspazio Arnoldo Mondadori editore, Milano - 1990 traduzione di Delio Zinoni pag. 115
catalogazione: tirato fuori dal Bip non so da dove
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